Carloforte: prosegue con successo “L’isola dei libri”

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Tra il fresco dei carruggi carlofortini, dopo il tramonto, prosegue la rassegna letteraria estiva de “L’isola dei libri”, alla presenza di un pubblico numeroso e attento.

In alcuni degli angoli più caratteristici di quello che, da qualche anno, è stato inserito ufficialmente inserito tra i “Borghi più belli d’Italia”, chi si trova a Carloforte per Turismo, la sera può rilassarsi, assistendo alla presentazione, da parte dei loro autori, di opere di vario genere, tutte di rilevante interesse e successo. La manifestazione, alla sua terza edizione, ideata e realizzata dall’ Associazione Culturale “Saphyrina” Carloforte, può sicuramente, sin da ora, dirsi riuscita in pieno: il pubblico, così come negli anni scorsi, ha partecipato con interesse e curiosità alle serate, spesso interagendo con gli stessi  scrittori. Grande rilevanza è stata data, in queste prime serate, alla scrittura al femminile, sia come temi che come autori.

Claudio Facchinelli (al centro) con Luigi Alcide Fusani e Susanna Mannelli

Dopo la serata di apertura, di cui abbiamo già ampiamente scritto, dedicata alle donne CHITRAKAR, con l’ autrice URMILA CHAKRABORTY, la manifestazione è proseguita mercoledì  25 luglio, con CLAUDIO FACCHINELLI.

L’autore, nato a San Vincenzo della Fonte nel 1943, è un matematico umanista nel cuore, autore anche di Dramatopedia –  Supnti di etica e poetica per il teatro della scuola, ha presentato, dialogando con Luigi Alcide Fusani, ”Dosvidonia, Nina”, già tradotto e pubblicato a Mosca e ad Amsterdam, , Sedizioni 2017:

Fra le fantasticherie che la tomba di Nina, una ragazza morta a Venezia il 29 gennaio 1886

Sanna Mannnelli legge alcune parti del libro.

all’età di venticinque anni, aveva suscitato, c’era la convinzione che Cechov l’avesse notata, durante uno dei suoi viaggi a Venezia. Le date erano compatibili e fra le scarse informazioni che quel monumento funebre forniva c’era un nome, Nina, e una scritta riferita a lei come “figlia di un generale”. Sembrava ingiusto che la sua memoria cadesse nell’oblio, come per milioni di persone che, scrive Cechov, “mangiano, bevono, dormono, poi muoiono” senza lasciare una traccia, né un ricordo.

La presentazione è stata arricchita dalle letture  a cura di Susanna Mannelli. La splendida cornice di Vico Caprera ha reso ancora piu coinvolgente la serata culturale.

Giovedi 26 luglio è invece stata la pittoresca Via Magenta ad ospitare FIORENZO TOSO.

Fiorenzo Toso

Fiorenzo Toso,  genovese, grande amico ed stimatore di Carloforte, è libero docente presso l’Università di Sassari. Linguista e dialettologo specialista dell’area ligure, è autore, tra l’altro de “Il vocabolario delle parlate liguri”, “il dizionario etimologico tabarchino (vol 1)”, “La Sardegna che non parla sardo”, “Piccolo dizionario etimologico ligure”, “Grammatica del tabarchino”.

Il professore, dialogando con il presidente di “Saphyrina” Nicolo Capriata, ha presentato PAROLE E VIAGGIO. ITINERARI NEL LESSICO TRA ETIMOLOGIA E STORIA, Cuec 2015: storie di parole, “biografie” di una serie di voci

Nicolo Capriata, presidente di Saphyrina, presenta Toso

presenti nei vocabolari italiani, termini che hanno molto viaggiato passando da una lingua all’altra nel corso di vicende secolari che spesso è possibile ricostruire ma che, in alcuni casi, restano parzialmente oscure. Scopo di questo testo è documentare l’estrema varietà del lessico italiano nei suoi rapporti con quello degli altri idiomi e illustrare il processo di elaborazione di ipotesi etimologiche.

Sabato 28 luglio, sempre in Via Magenta, si è parlato d’amore

con GABRIELLA TURNATURI, docente di Sociologia al Dipartimento di Scienza della comunicazione dell’Università di Bologna. Tra i suoi libri ricordiamo: “Associati per amore. L’etica degli affetti e delle relazioni quotidiane”, “Tradimenti. L’imprevedibilità nelle relazioni umane”, tradotto in Giappone e negli Stati Uniti, “Immaginazione sociologica e immaginazione letteraria”, “Vergogna. Metamorfosi di un’emozione”.

Durante la serata, dialogando con  l’autrice Maria Rosa Cutufrelli, ci ha parlato del saggio, vincitore del Premio Elsa Morante 2018, NON RESTA CHE L’AMORE – PAESAGGI SENTIMENTALI ITALIANI, IL MULINO 2018: osservato da vicino, il paesaggio amoroso italiano sprigiona un eccesso di calore, una miscela di emozioni, che spesso esplode in un impeto rabbioso. Tutto oggi si chiede all’amore: riscatto sociale, gratificazione emotiva, dominio e affidamento. L’imperativo della performance, un

Gabriella Turnaturi (seduta)
con Maria Rosa Cutufrelli

immaginario sentimentale in cui la relazione amorosa deve essere passionale e travolgente fanno sì che donne e uomini italiani aspirino all’incanto dell’amore, l’unica esperienza ancora accessibile a tutti, forse l’ultimo bene democratico

Domenica 29 luglio è ancora di turno Vico Caprera, questa volta ospita una scrittrice molto amata soprattutto dal pubblico femminile: CRISTINA CABONI.

Cristina Caboni (a sinistra) con Giusy Rombi.

L’autrice vive in provincia di Cagliari. Oltre a scrivere, lavora per l’azienda apistica di famiglia e coltiva rose. Ha esordito con il romanzo Il sentiero dei profumi, a cui sono seguiti La custode del miele e delle api, Il giardino dei fiori segreti (finalista al Premio Bancarella 2017) e La rilegatrice di storie perdute. I suoi romanzi, tradotti in tutto il mondo, hanno scalato le classifiche italiane.

Dialogando con la poetessa carlofortina Giusy Rombi, ci ha presentato LA RILEGATRICE DI STORIE PERDUTE, Garzanti 2017: la copertina antica finemente lavorata avvolge le pagine ingiallite. Sofia con gesti esperti restaura il libro per portarlo al suo splendore. Solo così riesce a non pensare alla sua vita che ha visto scivolarle di mano. Ma le controguardie nascondono pagine scritte a mano. La storia di Clarice, una donna che ha affidato a quelle pagine la sopravvivenza di ciò che ha di più caro. Per scoprire cosa sia, Sofia seguirà indizi da un libro all’altro, da una città all’altra. E mentre lei ridà voce a Clarice, la storia di Clarice le ridona speranza.

Cristina Caboni autografa il suo libro ai lettori presenti.

Per l’ incontro del 30 luglio l’organizzazione della manifestazione ha scelto, rispetto agli scorsi anni, una nuovo angolo di Carloforte: Via Marchese di Rivarolo, un gioiellino urbanistico che ha saputo conservare nel tempo la sua unicità. In questa parte della cittadina sarda dalle caratteristiche liguri, LEA MELANDRI, dal 2009 cittadina onoraria di Carloforte, ha dialogato con Giovanna Vitiello, insegnante e socia di “Saphyrina”.

Lea Melandri ( a destra) con Giovanna Vitiello.

La scrittrice nata a Fusignano, si laurea in Lettere e filosofia a Bologna. Trasferitasi a Milano, aderisce al movimento non autoritario degli insegnanti e al movimento femminista. Nel ’75 scopre Carloforte dove si terrà la prima vacanza femminista in Italia. Da allora tornerà ogni anno sull’isola.Tra le sue opere Come nasce il sogno d’amore, L’infamia originaria e La perdita.

La Melandri ci ha parlato del suo ALFABETO D’ORIGINE, Neri Pozza 2017: La scrittura, intesa come esplorazione dell’intimo, diventa un viaggio che si spinge verso zone di frontiera tra corpo e mente, inconscio e coscienza, sogno e realtà. Quella che l’autrice ha in più occasioni definito «scrittura di esperienza» interroga innanzi tutto il pensiero, il suo radicamento nella memoria del corpo, nelle sedimentazioni profonde che hanno dato forma inconsapevolmente al nostro sentire.

Venerdi 31 luglio ci si è spostati in Via Duca San Pietro, all’incrocio di Via Solferino. La presentazione si  è tenuta a ridosso di un tipico arco, bianco di calce. La struttura, che è tra

Via Duca San Pietro, con l’arco di Via Solferino, durante la presentazione.

le caratteristiche più fotografate di Carloforte, un tempo portale di una proprietà patronale, ora incornicia una delle tante scalinate che portano alla parte più alta, e più antica, del paese.

In questo scorcio, romantico e storico, abbiamo incontrato MARIA ROSA CUTRUFELLI:  nata a Messina, cresciuta fra la Sicilia e Firenze, ha studiato a Bologna e vissuto in Africa, vive a Roma. I suoi saggi e i suoi romanzi sono tradotti in molte lingue. Fra i romanzi ricordiamo La donna che visse per un sogno (nella cinquina del Premio Strega), Complice il dubbioD’amore e d’odio(vincitore del Premio Tassoni), I bambini della Ginestra(vincitore del Premio Ultima Frontiera), Il giudice delle donne.

Gabriella Turnaturi, ci ha parlato di SCRIVERE CON L’INCHIOSTRO BIANCO, Iacobellieditore 2018: perché si scrive? Come si scrive? Domande antiche poste più e più volte, cui però negli ultimi anni se ne aggiunta un’altra: esiste una scrittura “femminile”? O meglio: essere uomo o donna influisce sulla parola scritta e sull’arte del racconto? Maria Rosa Cutrufelli dà una sua risposta che è anche una proposta di riflessione e di confronto con scrittori e critici. E lo fa partendo dalla

Cutrufelli ( a sinistra) con la Turnaturi.

vita vissuta e tornando indietro, fino ai grandi miti fondativi della nostra cultura. Insomma, raccontando.

Mercoledì primo agosto Via Magenta ha fatto da palcoscenico a FRANCESCO ABATE: nato a Cagliari nel 1964, ha scritto “Mister Dabolina”, “Ultima di campionato”, “Getsemani”  e “I ragazzi di città”Con Einaudi ha pubblicato Mi fido di te, scritto con Massimo Carlotto, Cosí si diceChiedo scusaUn posto anche per meMia madre e altre catastrofi. È fra gli autori dell’antologia Sei per la

Abate ( a destra ) con Moica

Sardegna, i cui proventi sono stati destinati alla comunità di Bitti, danneggiata dall’alluvione del 2013.

Dialogando con lo scrittore Claudio Moica, ci ha presentato due libri: TORPEDONE TRAPIANTATI, Einaudi 2018 – A dieci anni  dal suo trapianto di fegato, Francesco viene invitato a una rimpatriata con altri cento trapiantati assieme alle loro famiglie. Tra episodi esilaranti e attimi di tenerezza, Abate scrive un diario di bordo che è un inno alla vita, ci racconta la storia della nostra fragilità e della nostra cocciuta voglia di vivere

IL CORREGIDOR, Piemme 2017 – Un uomo scelto dal re per portare giustizia. Una donna scelta dagli dei per portare pace. E un libro misterioso nelle cui pagine i loro destini si intrecciano indissolubilmente. Il corregidor è il primo romanzo storico dello scrittore cagliaritano scritto a quattro mani con Carlo A. Melis Costa, avvocato cassazionista.

Francesco Abate ieri sera, dopo averci parlato de “Il corregidor”, ha portato tutto il pubblico di Via Magenta sul suo “Torpedone trapiantati” in una performance esilarante e ricca di spunti di riflessione. Serata memorabile! E dopo si torna a casa un po’ cambiati.

Per le restanti quattro serate si riparte, lunedì 6 agosto, da Via Duca San Pietro.


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