di Fedora Alessia Occhipinti e Carmine Vitale

«Il rilancio del Sud passa dalla società», questo – ed altro – quanto affermato da Carlo Borgomeo, presidente della Fondazione CON IL SUD, ospite della seconda settimana formativa di FQTS2020, il progetto di formazione per i quadri del terzo settore meridionale che coinvolge sei regioni (Campania, Calabria, Basilicata, Puglia, Sardegna e Sicilia), tenutosi la scorsa settimana a Salerno e che ha visto la partecipazione di oltre 400 corsisti provenienti da tutto il Meridione.

In una società che ci consegna indicatori economici positivi ma alterati e che spinge fuori dal proprio sistema lavoratori, piccole e medie imprese, agricoltori – rendendoli invisibili – l’obbiettivo di FQTS2020 è quello di realizzare un laboratorio di cambiamento e creatività che permetti al Mezzogiorno di acquisire e sfruttare le risorse che si trovano sul proprio territorio.

Per ristabilire gli equilibri territoriali e l’economie nazionali messe in ginocchio dalla crisi dell’ultimo decennio, e per contrastare, soprattutto, le disuguaglianze in netto aumento, bisogna puntare su nuovi impulsi politici. Ciò che manca, o meglio, ciò che caratterizza l’economia globale degenerata, è la visione del cambiamento, e di azioni concrete per quel che concerne temi come i diritti civili, la gestione dei flussi migratori, le politiche d’accoglienza, le possibilità di sviluppo per i territori del Sud.

Molti gli ospiti, italiani e stranieri presenti. La sociologa statunitense Saskia Sassen, il cui ultimo lavoro “Espulsioni. Brutalità e complessità nell’economia globale” traccia in pieno i contorni della crisi economica mondiale, il cui intervento si è concentrato sulla proposta e la realizzazione di nuove economie, e Carlo Borgomeo, presidente della Fondazione CON IL SUD dal settembre 2009. Napoletano, profondo  conoscitore delle dinamiche socio-economiche del Mezzogiorno, esperto di sviluppo locale e di politiche di promozione di imprenditorialità, da sempre attento alle esperienze e alle problematiche del terzo settore. Lo abbiamo incontrato e intervistato durante la sua partecipazione a FQTS2020.

Dottor Borgomeo, come s’inserisce il suo intervento all’interno di Formazione Quadri Terzo Settore e, soprattutto, ritiene quest’ultimo un’opportunità concreta per il meridione?

Uno degli obiettivi primari, in qualità di Presidente di Fondazione CON IL SUD, è far crescere in modo esponenziale le organizzazioni di terzo settore, soprattutto al Sud. Il mio intervento voleva essere un incoraggiamento ma anche una presa di coscienza sulla progressiva crescita del FQTS. C’è una crescente attenzione intorno al terzo settore e non possiamo che sostenere ed incentivare questa naturale evoluzione.

Può spiegarci come nasce Fondazione CON IL SUD e quali sono obiettivi ed impulsi programmatici che essa progetta di inviare al territorio?

È nata – ormai 10 anni fa – per un accordo tra le fondazioni bancarie e il terzo settore. Gli obietti di cui si fa promotrice riguardano l’«infrastrutturazione sociale», ovvero realizzare una serie di interventi in vari ambiti come: lotta alla dispersione scolastica, valorizzazione beni comuni, accoglienza extra-comunitari, iniziative per il mondo delle carceri e del socio-sanitario.

Il rilancio del Sud, dunque, passa dalla società piuttosto che dall’economia?

Questo è ciò che sosteniamo in pochi ma il futuro ci darà ragione. Quei pochi soldi che ci sono per il Sud andrebbero spesi per rafforzare il capitale sociale che è una premessa dello sviluppo economico, invece molti credono che il procedimento sia inverso: crescita economica prima e investimento nel sociale, poi. Un errore clamoroso.

Beni culturali e turismo potrebbero davvero rappresentare il volano per lo sviluppo della Campania e dell’intero Sud?

Sicuramente, tuttavia è sbagliato credere che siano l’unica strada percorribile. Può essere uno dei percorsi da seguire con attenzione e – come sa – la fondazione CON IL SUD è stata e sarà promotrice di numerosi interventi in questo senso.

La Questione Meridionale sembra ancora essere molto attuale. L’alto tasso di disoccupazione giovanile sta incrementando il fenomeno dell’emigrazione verso altri paesi dello scacchiere europeo. È possibile bloccare questo flusso inarrestabile?

È impensabile bloccare il flusso con modalità repressive ma – semplicemente – bisognerebbe che ci fossero le giuste opportunità lavorative per spingere i giovani a rimanere. Il problema del Sud è che tanti giovani vanno via e nessuno, invece, viene qui nei nostri territori: se ci fosse traffico in entrata ed uscita il problema sarebbe meno grave.


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