Caravanserraglio, disagio globale

E' utile sottolineare che il disagio è globale? Apriamo il Caravanserraglio, luogo d'accoglienza ai viaggiatori, con alcune istantanee sullo stato dell'arte. Un link ai grandi temi per non ritrovarsi sperduti nei mille rivoli di una quotidianità spesso fuorviante

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di Francesco Paciello

L’11 settembre è una data difficile da dimenticare, quasi una cabala. Se oltre oceano, come ogni anno, ci si è raccolti intorno al totem di Ground Zero, in Europa, quasi in contemporanea, si sta tentando di reagire al disagio sociale e umanitario innescato dalla fiumana di rifugiati e migranti in fuga.

In Italia l’11 settembre sono scesi in piazza un po’ ovunque, scalzi e stretti gli uni agli altri, in una marcia simbolica e multietnica. Non molti per la verità ma abbastanza per sostenere un progetto serio e comune, necessario all’accoglienza ed all’integrazione.

Ai livelli più alti registriamo il cambio di rotta della Merkel che per oltre un triennio ha lasciato al Mediterraneo il compito di fare pulizia etnica poi, attaccata al fianco via terra, ha radicalmente modificato direzione fino a congelare “coraggiosamente” gli accordi di Dublino, un coraggio che a molti è sembrato un’intelligente operazione di marketing politico ma che a mio avviso, anche se così fosse, non ne sminuisce il valore.

La ciclicità storica con cui masse di disperati si spostano verso terre promesse ha assunto nel tempo un andamento sinusoidale preciso, le cui curve sono inevitabilmente modificate dalle strategie di controllo geopolitico. La sinusoide, negli ultimi quarant’anni, è divenuta poi la rappresentazione grafica degli interessi delle Major e dei grandi gruppi  finanziari internazionali. Cambiano i registi ma la sceneggiatura è sempre quella.

Sono l’energia, il commercio delle armi, la produzione di legname, la pesca indiscriminata, la ricerca di materie prime a basso costo (in cui a diritto rientra proprio la manodopera) per l’industria – nell’ordine – i campi su cui si giocano interessi equivalenti a svariati trilioni di dollari. Partite che asfissiano inesorabilmente il pianeta in una miriade di focolai. Fintanto lontani da casa nostra sembrano quasi non esistere ma nel momento in cui ci coinvolgono direttamente scuotono la sensibilità anche dei più distratti. D’altronde (per antonomasia) gli interessi generano inevitabili conflitti, alcuni sanguinosi e truculenti, altri subdoli e di basso impatto mediatico ma non per questo meno devastanti. In questo scenario la Finanza gioca freneticamente a più tavoli per non perdere ricavi, determina bolle speculative e controlla le economie di paesi sovrani solo sulla carta.

Un nuovo oggetto oscuro e misterioso, spacciato da molti per opportunità, è il TTIP (Trattato Transatlantico sul Commercio e gli Investimenti): un trattato secretato che sembra intorbidire ulteriormente le acque aumentando esponenzialmente il rischio di perdere completamente il controllo sulla qualità della vita.

TTIP

Questo è quanto sta avvenendo lontano dalla nostra percezione, focalizzata a tratti incolpevoli sulla necessità di sbarcare il lunario. Il resto viaggia sulle linee di una socialità virtuale costruita intorno ai “mi piace” .


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