Canzoni in trincea. Trenches, l’esordio dei fiorentini Stolen Apple

Esordio sulla lunga distanza per i fiorentini Stolen Apple che con Trenches mettono sul piatto una consistente portata sonora dalle più svariate sfumature. Un disco acerbo, figlio d’instancabili tour in tutto lo stivale, ma che rivela una capacità di dialogare con stilemi differenti, mood distopici e suoni che cambiano, si trasformano, deflagrano ed infine si consumano.

Trincee, dunque, come a voler sottolineare quella ricerca spasmodica di risposte concrete oltre la cortina di fumo creata dal nostro presente. Un tema divenuto portante nella produzione nostrana e che taglia di netto l’universo indie (quello dei nuovi e forse troppi menestrelli) ma che sfocia anche in ottime prove – poco note ma degne di nota – come quella dei laziali Sky of Birds, giusto per fare un esempio. Gli Stolen Apple attraversano questo fluire e provano a metterci animo e qualità. Le canzoni in trincea non fanno prigionieri e spaziano – con un approccio puramente chitarristico – dai capisaldi di genere (Television / Sonic Youth), fino a quella forma ibrida di alt-rock, potente e scenica, messa a punto da Brian Molko (Placebo), passando su sentieri che sono più di semplici citazioni: il folk di Daydream viene da puntine consumate su dischi di Neil Young e Grant-Lee Buffalo, così come le atmosfere liquide di Mistery Town ricordano l’Howe Gelb più introspettivo.

C’è materia pulsante nei dodici brani di Trenches. Una produzione generosa, propria di chi ha voglia di restituire in musica tutto ciò che si trascina addosso, non permette d’inquadrare nitidamente la direzione intrapresa dai fiorentini. Spunti interessanti ma che dovranno fare i conti con una visione personale da acquisire e sviscerare. Disco a tratti episodico ma consigliato.

Di seguito il video del singolo “Falling Grace


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