Esordisce quasi in sordina il presidente della Provincia di Salerno e sindaco di Sarno, dott. Giuseppe Canfora, intervenuto al quinto appuntamento del ciclo “A colloquio col Territorio” promosso da Polis Sviluppo e Azione. Toni pacati ed idee chiare. Ed è subito un crescendo, sostenuto dalla forza di chi realizza che il momento – troppo particolare – attraversato dal Paese richiede una marcia in più. Lo fa parlando di temi come la difesa del suolo, dei prodotti locali, dell’occupazione e dell’economia. Di territorio, insomma. In primo luogo rilancio dell’agricoltura, dunque, dopo che nel periodo 2000-2010 il Paese ha perso circa il 2,5% della superficie agricola coltivata, ed ha lasciato sul campo un’azienda su tre del settore. Con Campania e Provincia di Salerno – in particolare – che presentano perdite addirittura superiori alla media nazionale. E rilancio della qualtà, quindi, in quello stesso territorio dove, evidentemente, innovazione e programmazione non sono all’ordine del giorno: basti pensare che in Campania il rapporto tra le aziende agricole ed i marchi del territorio – DOP, IGP ed STG  in particolare – è di circa 6.000:1, mentre ad esempio in Toscana lo stesso rapporto scende a 2.400:1, laddove l’Emilia Romagna fa un record di 1.300:1. 12814188_818506204944763_5641787281561964597_nDati che fanno pensare ad un’agricoltura nostrana di qualità ma, tra le altre cose, senz’altro poco diversificata [1]. Ed è appunto sulla valorizzazione di differenti prodotti e di qualità che Canfora, rispondendo ai giornalisti e associati di Polis Sviluppo e Azione presenti all’incontro, chiarisce la sua linea. Evidenziando l’urgenza di una battaglia sul piano tecnico – legale per la tutela del marchio, e sul piano economico, a difesa delle comunità interessate. E neppure si risparmia un attacco su quella che è la questione del momento, in Campania ma no solo: la questione del San Marzano. Partita più che mai aperta, d’altronde, e su più fronti, sebbene qualcuno l’abbia derubricata a mero “equivoco”. Il primo fronte, quello internazionale, venuto alla ribalta a seguito dell’interrogazione al commissario europeo all’agricoltura, l’irlandese Phil Hogan, da parte del presidente alla commissione agricoltura del Parlamento UE, l’italiano Paolo De Castro, del 2 settembre 2015, verte sulla mancata del protezione del prodotto fresco dell’area Dop del San Marzano. Protezione che potrebbe realizzarsi – stando a quanto sostenuto a seguito di un’interrogazione parlamentare dell’On. Paolo Russo, presidente della Comm. Agricoltura della Camera al Ministro Maurizio Martina, che oggi presiede lo stesso dicastero, il MIPAAF, a suo tempo retto dallo stesso De Castro – solo intervenendo (forse stravolgendolo) sul Regolamento UE n. 1169/2011 che disciplina le informazioni ai consumatori per i prodotti alimentari. Di parere contrario il Presidente del “Consorzio di tutela del Pomodoro S. Marzano dell’Agro Sarnese – Nocerino”, il quale rimarca la necessità di trasformare il disciplinare per attribuire anche al prodotto fresco il marchio DOP. Ed è qui che s’inserisce l’altro fronte, il secondo, tutto nazionale – almeno per il momento -, con una fuga in avanti dell’ANICAV, la federazione conserviera della Confindustria, che, d’intesa con lo stesso MIPAAF da diversi anni, rilancia il tentativo di creare un IGP pelato specifico del San Marzano, operazione vista – come già denunciato nelle pagine di questo magazine – dal Consorzio San Marzano come un vero e proprio colpo di mano dell’industria per azzerare il controllo di qualità del prodotto, distruggere l’economia dell’areale di produzione DOP e consentire un uso indiscriminato del nome San Marzano, innescando confusione e fidando sull’equivoco di riconoscibilità dal lato consumatore.10660103_818748551587195_8878664634535976623_n Ed è proprio qui che Canfora si lancia nella mischia, non solo facendo sua la proposta, supportata da tutti gli attori della produzione, verso l’allargamento della tutela DOP al prodotto fresco, ma denunciando che l’equilibrio tra industria e agricoltura alla presidenza del Consorzio non funziona. Un equilibrio che, tra alti e bassi, dura – con gli effetti oggi purtroppo davanti agli occhi di tutti – da 20 anni, e che pertanto ritiene debba essere superato, per preservare il territorio e le economie delle 40 comunità che su quei territori vivono da sempre [2].

Altro tema, peraltro attualissimo, affrontato nella conversazione – oltre due ore alla presenza di numerosi giornalisti ed attivisti di Polis Sviluppo e Azione – , è stata la cosiddetta spending review, ovvero la revisione della spesa pubblica. Operazione questa – tuttora in corso – il cui principale effetto, secondo quanto sostenuto da Canfora, non è stata la sparizione delle province, ma dei cittadini, coi servizi che vengono meno. Il presidente ha prima fatto un pur generico riferimento a quanto recentemente relazionato dal presidente della Corte dei Conti in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, che ha parlato – tra le altre cose – di “operazioni assai meno mirate di contrazione, se non di soppressione, di prestazioni rese alla collettività“,  che certifica qualcosa che gli amministratori avevano già detto ed i cittadini misurato sulla propria pelle. Riferendosi ai dati del dossier UIP 2014, ha rilevato come, a fronte di una spesa pubblica stabilmente superiore agli 800MLD di euro, in realtà la quota imputabile alle province sia dell’1,3% (€10MLD), mentre la parte da leone è occupata dall’amministrazione centrale per il 69,5% (€550MLD), dalle regioni per il 20,58% (€164MLD) e comuni con l’8,63% (€69MLD). In tale contesto ha rimarcato l’estrema difficoltà derivante dalle crescenti riduzioni dei trasferimenti alle province, in particolare per la gestione corrente su edilizia scolastica (153 scuole di competenza di Palazzo S. Agostino, da gestire con un budget di circa 400 mila euro a fronte di 50 milioni necessari) e viabilità (3milioni di euro spalmati su 2.800 km di strade, a fronte dei 110 milioni richiesti). Non sono mancate le critiche agli organi di informazione, colpevoli a detta di Canfora, di mal interpretare il ruolo e la funzione.

10390126_818748701587180_453407848647621550_nUn veloce accenno è pure andato alla possibilità di un supporto al reddito per tutti (“reddito di cittadinanza”), imprescindibile, ma scaturito probabilmente più dalla consapevolezza che attualmente ben il 58% (€319MLD) della suddetta spesa dello stato centrale è imputabile a costi socio-previdenziali, nonchè dalla sempre più crescente precarietà della funzione di ammortizzatore sociale svolto dalla famiglie, che da una concreta discussione o prossima volontà politica.

A chi lo interroga sul Piano di Zona (S1), risponde fermo che la corrispondenza dei PdZ ai distretti sanitari è legge, e che 275.000 abitanti sono troppi, quindi lo “spacchettamento del piano in 3 distretti si farà […] anche se il verbale dell’ultimo incontro non è stato mai trasmesso in Regione” e forse non ci sarebbe arrivato, se non si fosse attivato motu proprio. Garantisce la fine delle cooperative, e degli interinali, e l’utilizzo per 3 mesi a rotazione delle risorse umane.

Sulla ex – Agroinvest mette di fatto una pietra tombale, perchè “l’esperienza del patto per l’agro è superato” perchè c’è una “carenza di intellettuali” e cioè di “gambe valide su cui far camminare le idee“. Inoltre sostiene che si è operato con eccesso di delega, ed il risultato è che questi ultimi 10 anni hanno prodotto ben poco. In sostanza tante ipotesi al vaglio, ma grande scetticismo e possibilità di spesa poche, se non nulle.

Non si sottrae al confronto neppure quando si parla del maggio del ’98 a Sarno a chi gli chiede conto del valzer dei risarcimenti ai superstiti e, dopo una parentesi emotiva, l’emozione lascia il posto all’amministratore. Che prima difende la scelta di salvare i conti per preservare la collettività e i diritti dei cittadini, salvo poi ammettere che si poteva fare di meglio. Ribadisce che il Comune doveva essere messo in salvo da una pioggia di ricorsi che l’avrebbero portato al dissesto, accusa quelli che in tutti questi anni hanno amministrato la città senza interessarsi del problema, ed adesso si siedono tranquillamente sul banco degli accusatori, ma alla fine ammette che “nei prossimi due mesi” verrà corretto il tiro aumentando la copertura finanziaria. Forse fino a 50 milioni di euro. Staremo a vedere.

[1] Elaborazione su dati ISTAT – 6° Censimento Generale dell’Agricoltura, ed. 2013 – e MIPAAF, febbraio 2016;
[2] Il comune di Montoro (AV) è stato istituito il 3 dicembre 2013 dalla fusione dei comuni di Montoro Inferiore e Montoro Superiore con L.R. n°16/13;


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