Campania anno zero: più di una tegola sul mondo della rappresentanza

Un'epidemia ha colpito la più grande regione del Mezzogiorno. Cadono teste come se piovesse, ma la quadra è ancora lontana senza credibilità e trasparenza, a partire dai bilanci

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di Mimmo OLIVA e Peppe SORRENTINO

Campania, Italia – A ben guardare, un’epidemia ha colpito la più grande regione del Mezzogiorno. Motivi spesso personali, familiari, qualche volta politici, sono queste le dichiarazioni di apertura delle crisi con le quali sono stati decimati nell’ultimo anno i vertici delle maggiori organizzazioni di rappresentanza della Campania, e che in meno di un mese hanno decapitato i capi dei maggiori sindacati del lavoro; nell’ultimo anno i quattro confederali hanno subito pesanti operazioni di hardrestyling, con vasti ricambi dei massimi dirigenti; ed ancora, sono state commissariate le due maggiori Camere di Commercio della Regione.
quadro1-225x300In tutto questo, pure il partito di governo sembra non passarsela troppo bene, mentre le opposizioni sono sulla strada della fissione atomica. E le geometrie improbabili che si ricercano in vista delle importanti amministrative alle porte, ci fanno scommettere che non è ancora finita. Forse è iniziato l’anno zero della rappresentanza.

Il commissariamento della politica, d’altro canto, è partito dai massimi vertici istituzionali subito dopo la crisi finanziaria, e mentre questa veniva trasformata in crisi economica e sociale, pian piano ha permeato tutte le strutture sui territori, a partire da quelli più fragili, dove gli interessi più disparati si sono trovati subito in conflitto, misurandosi con la diminuzione delle risorse. Si, perché alle dichiarazioni di apertura delle crisi, d’altronde, fanno sempre il controcanto le voci, spesso flebili, quasi mai piene denunce, che parlano sempre e solo di soldiSoldi che pare non bastino mai per direzioni che lasciano solo buchi milionari come topi nel formaggio. Di gestioni allegre, nella migliore delle ipotesi. Di scandalose rapine, nelle peggiori. Questo se si parla di ciò che non si ha più. Ma se invece si dovesse iniziare a discutere di ciò che non si potrà più avere, di opportunità mancate, di treni irrimediabilmente perduti, di generazioni bruciate, allora un intervento risolutivo sarebbe inevitabile.

Per tornare ai fatti di questi giorni, di fronte ad un “fulmine a ciel sereno” di così ampia portata,  la nostra domanda è non tanto cosa può aver portato alle dimissioni del segretario generale – e dell’intera segreteria – del maggior sindacato della Campania (e sorvoliamo sulla drammaticità dei dati occupazionali attuali per amor di patria), quanto piuttosto “come è possibile passare tutto in silenzio”?! Un fulmine a ciel sereno, appunto, e di questa portata, senza un dibattito, nemmeno interno, nessuna indiscrezione…nulla di nulla! Ma come è possibile? E come è possibile che non ci si interroghi sul “come è possibile?”.

Si potrebbe semplicemente rispondere che avvisaglie ce n’erano state, che il problema economico era noto a tutti, che anche i giornali ne avevano parlato, finanche che – nell’ultimo anno – erano state tentate diverse manovre per porre un freno all’emorragia di soldi che stava dissanguando risorse già provate a lungo. Ma sarebbe una risposta semplice buona per sempliciotti. Insomma, una balla. Perché si dovrebbe far finta di ignorare che la situazione era conosciuta a non più di cinque o sei persone in tutto. Perché si dovrebbe ignorare il significato del termine commissariamento. Perché non si può tacere che questi fulmini a ciel sereno stanno diventando un po’ troppi. Perché, in sostanza, si dovrebbe passare sul principio democratico.

ii“Andare tra la gente” – come si sente oramai ripetere da più parti, quasi fosse un mantra per scongiurare l’irrilevanza – potrebbe essere l’ennesimo rito che gira attorno ai problemi. Non c’è bisogno tanto di essere tra la gente, quanto piuttosto far entrare la gente nel sindacato. Chi, ad esempio, ha pubblicizzato gli
stipendi dei massimi vertici dovrebbe indagare e capire come dei dirigenti di periferia così modesti si possano permettere – per dirla con Eduardo – un piede di vita così lontano da quello dei lavoratori che sono stati chiamati a rappresentare. In caso contrario, è il popolo che censura senza alcun appello – come si direbbe a Napoli – un sindacato che chiagne e fotte.

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