Jean Cauvin (Noyon, 1509 – Ginevra, 1564), italianizzato Giovanni Calvino, è stato un umanista e teologo francese, e il massimo riformista religioso del Cristianesimo insieme a Lutero. Nel 1536 pubblica Institutio Christianae Religionis (Istituzione della religione cristiana), un perfezionamento e un ampliamento della dottrina di Huldrych Zwingli, teologo svizzero e fondatore della Chiesa Riformata Svizzera.

L’opera di Calvino si presenta non solo come una guida alla lettura e alla comprensione della Bibbia, mai riformisti anche come il fondamento ideologico della moderna società borghese. Tra la dottrina di Lutero e quella di Calvino ci sono alcune analogie, come l’autorità della Sacra Scrittura, la partecipazione al sacramento del battesimo e dell’eucarestia, e la giustificazione per fede; ma soprattutto differenze perché Calvino costruì un sistema religioso e politico molto più radicale. Secondo il teologo francese, la salvezza è data unicamente da Dio fin dal principio, in linea con il pensiero di Paolo di Tarso, un dono gratuito che significa oggettivamente chi Dio ha predestinato indipendentemente dai suoi meriti. Di conseguenza anche la dannazione degli empi dipende, come per la salvezza degli eletti, dal volere imperscrutabile di Dio. Ma anche se le buone opere non costituiscono un merito per ottenere la salvezza, la disposizione a compierle è un segno che si è tra gli eletti, e una vita virtuosa è un atto di glorificazione di Dio. Al contrario, la disposizione a peccare è un’offesa a Dio ed è il segno che si è tra i dannati. Nel cattolicesimo il concetto di vocazione era destinato esclusivamente alle carriere ecclesiastiche; con il calvinismo invece viene applicato ad ogni uomo, nella sua professione e nel suo mestiere. Il calvinismo si presenta quindi con una forte impronta attivistica, nonostante la predestinazione. Così, il successo e l’insuccesso nel mondo, il benessere economico o l’indigenza, sono la prova del favore o sfavore divino. Volendo semplificare, gli eletti risultavano i ricchi mentre i poveri erano i dannati.
Su queste basi, lo storico e sociologo Max Weber (Erfurt 1864 – Monaco di Baviera 1920) ha formulato la sua celebre tesi sul rapporto tra calvinismo e capitalismo nel saggio L’etica protestante e lo spirito del capitalismo del 1904. Weber afferma infatti che il capitalismo è nato dalla dottrina calvinista poiché il dinamismo nel perseguire la propria vocazione ha prodotto una dedizione maggiore nel lavoro ed era il segno di essere predestinato alla salvezza, insieme ad una vita aliena da divertimenti, vizi e debolezze terrene. Inoltre Calvino approvava il prestito a interesse favorendo la speculazione bancaria tant’è che scriveva: “Se io ho cento fiorini d’oro e tento di trarne profitto in una speculazione, corro cento rischi di non guadagnare niente; anzi di perderne il quadruplo; posso trascurare tutto in seguito a malattia, posso non rientrare più in possesso delle mie merci, ecc… In questo caso, che differenza potrebbe esserci se avessi prestato i cento fiorini d’oro a qualche bisognoso?”. In generale, sappiamo bene quanto le religioni abbiano influito nella società nel corso dei secoli: dalla letteratura alla filosofia, dall’arte all’architettura, dal diritto alla scienza, così come in campo politico ed economico prima, durante e dopo la Riforma. Bisogna precisare però che la società calvinista non era intesa come una teocrazia; alle autorità civili spettava il compito occuparsi di controllare e sanzionare i privati, compiti che negli altri stati cattolici erano svolti all’epoca dalla Chiesa.leone x giovanni de' medici
Molti storici hanno mosso delle critiche alla teoria di Weber perché già prima della Riforma esisteva una società organizzata in modo capitalistico, come ad esempio la borghesia mercantile italiana sorta fin dal XIV secolo. Resta il fatto che nei Paesi Bassi, in Inghilterra e nelle colonie nord americane, dove si insediarono maggiormente i calvinisti, ci fu un intenso sviluppo economico basato sul capitalismo. Nel corso dei secoli lo spirito del capitalismo occidentale è mutato notevolmente; difficilmente Calvino oggi formulerebbe la predestinazione alla beatitudine eterna nell’attivismo di gruppi bancari e industriali, di politici e faccendieri pronti a sfruttare le risorse di molti Paesi impoverendo interi popoli per i propri profitti.


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