Bruce Springsteen, 66 anni da adolescente

Compie oggi 66 anni il ragazzino partito dall’arido New jersey alla conquista di quel sogno chiamato Rock’n’Roll

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di Carmine Vitale

We learned more from a three minute record than we ever learned in school” (Abbiamo imparato più da una canzone di tre minuti che da quanto appreso a scuola), canta Bruce Springsteen nella suggestiva “No Surrender”. Una frase semplice, quasi ingenua, ma che rende perfettamente l’idea del ruolo ricoperto dalla musica nella vita personale dell’artista originario del New Jersey. La concezione che la musica, il rock su tutto, potesse essere un modo per comunicare e parlare al cuore della gente è stata, infatti, sempre alla base del pensiero di questo giovanotto invecchiato bene e che oggi compie 66 anni. E qui il “non sentirli” può starci davvero.

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Sarò sincero, quando ho iniziato a scrivere questo pezzo avevo pensato ad un racconto sommario di quello che è stato l’avvincente percorso artistico di un uomo che ha avuto la forza di sfidare i propri sogni riuscendo ad accomodarsi sul punto più alto del pianeta. Ho mollato subito dal momento che ce ne sono migliaia di articoli simili e scritti sicuramente meglio. In questo compleanno di uno dei miei “compagni di viaggio” voglio provare a raccontare cosa ha significato crescere con la voce di un uomo distante migliaia di km ma che avverti di poter incontrare, da un momento all’altro, all’angolo della tua città.

È scontato partire dall’ormai celebre affermazione di Larry Katz: «Nel mondo ci sono solo due tipi di persone: quelle che adorano Bruce Springsteen e quelle che non l’hanno mai visto in concerto». Scontato eppure necessario per comprendere la complessità dell’artista, in grado di dividere critica  e appassionati. Chi scrive è stato spesso canzonato per questa smisurata passione ma che non può essere facilmente compresa da chi non ha vissuto a stretto contatto con quei suoni, quelle parole che, come dicevamo in apertura, hanno lasciato un segno più tangibile di tante lezioni propinate nei banchi di scuola.

A me, ad esempio, Springsteen ha insegnato ad essere vicino alla sensibilità degli ultimi, dei Thunder-Road-Bruce-Chevyvinti, di quelli che la società rilega nelle zone d’ombre della città (“Darkness on the Edge of town”). Ho appreso la disperazione di chi è costretto ad inseguire un sogno senza poterlo raggiungere mai («Sto parlando di un sogno, di come realizzaro. Ti svegli la notte con la paura di vedere la vita scorrere in attesa di un momento che non arriva mai...» – Badlands) e il desiderio di rivalsa inseguito sulle strade polverose, teatro di lotte e di scontri d’improbabile personaggi raccontati dalla sua penna immaginifica. Ecco, ascoltare un disco  di Springsteen è come leggere un romanzo curato nei minimi dettagli, dove tutti  i personaggi sono perfettamente descritti e dove tutto può ribaltarsi da un momento all’altro. E di questa particolare dote n’è cosciente lo stesso artista americano, che dedicò un intero album al romanzo capolavoro di John SteinbeckThe Grapes of Wrath” (Furore nella traduzione italiana), dove le vicende della famiglia Joad diventano simbolo di un’intera generazione costretta a spostarsi dal Midwest per raggiungere la California, in cerca di fortuna. Una storia ancora attualissima, musicata dal nostro con delicatezza e con una cognizione dolorosa che lo avvicinò alla poetica di songwriter del calibro di Bob Dylan e Bob Seger. Ecco se ho voluto approfondire la tematica de “La Grande Depressione” è stato anche grazie a questo eccellente disco ed è per questo motivo che spesso mi ritrovo a parlare di una capacità propedeutiche della materia musicale, non solo relativa a Springsteen.

Tuttavia, analizzando la vasta discografia dell’artista del New Jersey, esiste un tema ricorrente, un filo invisibile che lega tra loro i sentimenti di disperazione e rinascita, rabbia e passione, fede e politica: il Sogno. In un saggio di non molto tempo fa, un critico italiano ha contato minuziosamente quante volte ricorra la parola “spretsogno” nelle centinaia di canzoni di Springsteen, scoprendone riferimenti nella maggior parte del repertorio. Inseguire il Sogno è il messaggio: dal sognare di avere una chitarra a 8 anni a quello di avere una Rock’n’Roll band il passo è stato brevissimo, nonostante l’ostinata opposizione del padre che sognava (a sua volta) un figlio laureato in legge. La ricerca spasmodica della strada da seguire Springsteen l’ha impressa in ogni sua lirica ed è riuscito a portare la vita dove voleva seppur a caro prezzo. Il viaggio, come per tutti, non è fatto solo di vittorie e soddisfazioni e questo il Boss (nome talvolta ripudiato dallo stesso Springsteen) lo sa bene, costretto a fare i conti con due premature perdite di quel carrozzone roboante e stravincente chiamato E-Street Band : Danny Federici e l’amico fraterno Clarence Clemons, in sella dalla prima ora e presente sulla copertina dell’album storico “Born to run”. Un distacco doloroso ma che ha mostrato ancora una volta la sensibilità illimitata del musicista americano, composto nel suo dolore ma che non manca di celebrare i suoi compagni di viaggio ad ogni suo concerto. Ecco, io ho appreso anche il valore intrinseco dell’amicizia da brani come “Blood Brothers” (“Continuerò a muovermi nella notte con te nel cuore, mio fratello di sangue”)

In definitiva, posso affermare con serenità che i miei ricordi migliori siano legati ad uno stralcio di canzone o a qualche album divenuto per me un talismano. Quando mi fermo ad ascoltare Springsteen io ricordo mio padre che tornava con l’ultimo disco da farmi ascoltare, ripenso a quell’amico andato via troppo presto, alle parole che ho preso in prestito per parlare d’amore, ad un libro che ho apprezzato particolarmente, ad una vicenda storica (“The Rising” fu scritto dopo il disastro del 2001), all’ansia pre-esame che stemperavo in auto con Born to Run, a tutte le volte che mi sono rifugiato in un disco armato solo di cuffie.

Allora Auguri davvero Bruce, e non esagero quando dico che più che un amico Springsteen è uno di famiglia. Parla di noi e riesce a farlo con l’indolenza di un bambino.


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