di Francisco Fagundes de Paiva Neto (*), trad. Edlena da Silva Pinheiro (**),  rev. Francesco Mazza (***)

[ … continua da QUI…] Dopo i programmi sociali del governo del PT, gli imprenditori non hanno tardato ad attaccare le misure adottate per garantire la continuità dei programmi sociali, nonché il sistema tributario per poi lottare sistematicamente contro i diritti dei lavoratori, garantiti dal Consolidamento delle Leggi sul Lavoro – CLT -, promulgato dal governo Vargas già nel 1940, quando ancora il Brasile non aveva una legge dedicata al diritto del lavoro né previdenza sociale. Questa mancanza di regolamentazioni fece del Brasile un paese molto appetibile al capitalismo selvaggio, diversamente dall´Europa, dove sistemi simili risalgono al secolo XIX. L’obiettivo dei settori borghesi è principalmente quello di creare nell´opinione pubblica la convinzione che essere imprenditore in Brasile è qualcosa di troppo costoso e far credere che vengono danneggiati dai governi popolari, che alla fine porterebbero al comunismo. Così fu con il presidente João Goulart (1961-1964), a causa della partecipazione politica di contadini e operai nelle discussioni sulla “Riforma di Base”, e così viene rinfacciato ai governi PT di utilizzare i programmi sociali come metodologia di uso del potere politico, come fosse il reclutamento di una clientela, e paventano l´utilizzo da parte dello Stato dei movimenti sociali, come il Movimento dei senza terra – MST –, il Movimento dei Lavoratori senza casa – MTST – o la Centrale Unificata dei Lavoratori – CUT – per difendere il governo nei luoghi pubblici. Agli occhi di settori quali la Federazione delle Industrie di San Paolo – FIESP – queste pratiche governative che utilizzerebbero i poveri come pilastro, costituiscono una minaccia per la maggior parte dei partiti legittimati nella difesa del libero mercato e neoliberismo, come il Partito della Democrazia Sociale Brasiliana – PSDB – e i Democratici – DEM – in particolare. Sono anche argomento per la diffusione di pratiche discorsive su espressioni come “marxismo culturale” portate avanti dal filosofo e astrologo Olavo de Carvalho e dal prete Paulo Ricardo (TV Catolica Canção Nova e Comunità di Paraclitus sul Facebook) sul socialismo o il “comunismo gramsciano”, che agirebbe in Brasile. Ed è interessante notare che i settori cattolici di estrema destra, eredi di organizzazioni come Tradizione, Famiglia e Proprietà – TFP –, che ha forti rappresentanti nel cattolicesimo nordamericano, l’Istituto Plinio Corrêa, L´Istituto Oliveira – IPCO – e le chiese neopentecostali, mettano nella discussione dei loro ordini del giorno tutta una serie di azioni per “combattere il comunismo presente nelle istituzioni governative”. Azioni che si stendono ai movimenti che di carater socialista/comunista (difesa delle quote agrarie e riforma urbana, problemi sociali e razziali, legalizzazione dell´aborto e causa omoaffettiva), che comprometterebbero la continuità della cosiddetta “società occidentale” corrotta (corruzione, cristianesimo, proprietà privata e morale della famiglia).

!La lotta di classe esiste. E la mia classe l'ha vinta! Noi siamo quelli che abbiamo ricevuto riduzioni fiscali in modo drammatico", Warren Buffett, 2011
“La lotta di classe esiste. E la mia classe l’ha vinta! Noi siamo quelli che abbiamo ricevuto riduzioni fiscali in modo drammatico”, Warren Buffett, USA 2011

Tuttavia, questa modalità di “anticomunismo” anacronistico che è emersa nella società viene incoraggiata, in particolare, dai gruppi neopentecostali e dai sostenitori del regime militare (residuati del colpo di stato del 1964/1985), che, come nel governo di João Goulart, cercano di mobilitare la società civile contro le diverse espressioni di corruzione per volgerla in crisi politica mediante il contrasto violento con uso improprio della polizia contro la mobilitazione sociale dei contadini e operai. Dopo l’ingresso del Venezuela nel MERCOSUR, la fondazione del BRICS e la scoperta di giacimenti di petrolio da parte della impresa statale PETROBRAS, WIKILEAKS ha svelato pressioni di gruppi internazionali associati a settori di partiti di destra e centro destra, (come il Partito della Socialdemocrazia Brasiliana – PSDB, il Partito del Movimento Democratico Brasiliano – PMDB, i Democratici – DEM, il Partito Progressista, il Partito Trabalhista Brasiliano e il Partito Cristiano-Sociale), al fine di destabilizzare il governo del PT. In questo modo, nascono connessioni con la più ampia e complessa questione geopolitica, con l´obiettivo di bloccare i progressi e successi dei governi popolari sudamericani. Quindi i discorsi contro il bolivarismo, le accuse alla sinistra di avere un “progetto di potere a lungo termine” per una “dittatura comunista”, oltre i discorsi contrari alle minoranze sessuali o la questione dell’aborto, hanno dato origine ad un’ondata di proteste tra aprile e luglio 2013: il pretesto è scaturito dall’aumento delle tariffe di trasporto, spesa pubblica in grandi eventi internazionali, corruzione, violenza della polizia e scarsa qualità dei servizi pubblici, con lo scopo malcelato di impeachment brasile dilma rousseff impeachmentgià nei primi mesi del 2015. Ricordiamo che le elezioni presidenziali brasiliane hanno avuto luogo nel mese di ottobre 2014, in esse la presidente Dilma Rousseff è stata eletta con il 51,64% dei voti validi in un rapporto molto stretto con l´avversario del PSDB, Aécio Neves. È entrata in carica il 1 ° Gennaio 2015 sotto la forte contrarietà dei gruppi sconfitti e con il Paese colpito da una crisi economica risultato di quella mondiale. Ma fino a che punto una recessione legata ad una crisi delle economie neoliberiste o post-industriali giustificano l´impedimento ad un governo democraticamente eletto che ha creato strategie al fine di ridurre le disuguaglianze economiche e la corruzione? È risaputo che la crisi ha avuto origine negli Stati Uniti nel periodo 2007-2008 e si è diffusa in Europa, innescando una grave recessione dell’economia mondiale e ha avuto conseguenze che non sembravano così profonde nell’economia brasiliana. In Brasile la crisi colpì l’economia con la forte riduzione degli scambi commerciali, così come la riduzione dei prezzi delle commodities e la fuga di capitali a breve termine. Ma alcuni fattori hanno contribuito ad una rapida ripresa dell’economia brasiliana nel contesto della crisi in questione, come ad esempio il modello di crescita fondato dal 2004 (con le politiche di redistribuzione del reddito e l´inserimento dell’economia brasiliana nell’economia mondiale). Questi fattori ridussero gli effetti della crisi 2007-2008: c´è stata una lieve recessione nel 2009 (circa 0,3% rispetto al calo del 3,7% del PIL mondiale). Nel 2010, il Brasile ha dato prova della sua ripresa economica con una crescita del PIL del 7,5%, dimostrando che gli effetti negativi della crisi internazionale sono stati relativamente deboli, a causa della performance dell’economia brasiliana nel 2008-2009 e le politiche economiche adottate dal governo federale come le strategie che hanno impedito il calo dell’occupazione, come ad esempio favorendo l’espansione dei progetti di costruzione per ridurre la disoccupazione. Così per tante situazioni inerenti ad un governo di centro-sinistra ma pur sempre di matrice neoliberista, sorprende l’ira smisurata delle classi ricche e medie rispetto ad alcune politiche sociali per i più svantaggiati.

CONTINUA…

 

(*) Professore ordinario di Storia del Brasile, all´UEPB – Università Statale di Paraíba

(**) Professoressa di Letteratura, già ricercatrice all’UFRN – Università Federale di Rio Grande del Nord, Natal

(***) Attivista


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