Napoli, Boris Michailov al Museo MADRE con “I am not I”

Uno scorcio sull'Ucraina nel trapasso tra Comunismo e crollo dell'Urss. Uno sguardo ironico e demistificatorio sui cambiamenti radicali del XX secolo. Il contrasto tra identità e sradicamento. Questo è Boris Mikhailov.

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di Gianlorenzo Attanasio

Si è inaugurata venerdì al Museo MADRE di Napoli la mostra “I am not I” dedicata al fotografo ucraino Boris Mikhailov,  uno dei fotografi più noti ed apprezzati al mondo. L’evento è stato realizzata in collaborazione con Incontri Internazionali d’Arte e Polo Museale della Campania, Villa Pignatelli Casa della Fotografia.

Nato in Ucraina nel 1938, Mikhailov ha condotto le sue ricerche a partire dagli anni Sessanta quando il processo di disgregazione dell’Unione Sovietica ha cominciato a prodursi. Artista eclettico, “onnifotografo” (appellativo coniato dal fotografo Sergio Riccio ndr), l’artista è costantemente alla ricerca di immagini che esprimano marginalità e disagio sociale, ma anche emancipazione e senso di libertà.

Boris Mikhailov lavora come ingegnere in una fabbrica di Kharkiv quando comincia a dedicarsi alla fotografia. La sua formazione è totalmente autodidatta e le prime esposizioni risalgono agli anni Sessanta. Quando il KGB scopre alcune foto di nudo raffiguranti la moglie, viene accusato di distribuire pornografia ed è costretto ad allontanarsi dal posto di lavoro. Da lì in avanti la sua vita di artista sarà legata al regime sovietico, ma la sua è una ricerca continua di genere sociale e documentaristico, volta soprattutto ad immortalare il disagio del suo paese.

A partire dagli anni Novanta la statura dell’artista ucraino diviene internazionale ed i suoi scatti sono ospitati nelle più importanti gallerie del mondo, dal MoMA di New York, al Victoria & Albert Museum di Londra. I suoi scatti oscillano tra il ritratto e l’autoritratto e spesso guardano al corpo umano, nudo e crudo, con occhio beffardo e dissacrante.

BORIS MKHAILOV (1)Le serie “Salt lake” e “By the ground” sono un punto di vista privilegiato sulla storia, la più recente “Football” gioca con la vitalità e la natura e i contrasti cromatici della serie “Yesterday Sandwich” esprimono il lato più concettuale e grottesco.

Nell’allestimento della mostra trovano ospitalità  due celebri dipinti del pittore Jusepe de Ribera detto “Lo Spagnoletto”, seguace del Caravaggismo e uno dei maggiori artisti del Seicento napoletano.

Le due tele, “Santa Maria Egiziaca“(1651, Collezione Museo Civico Gaetano Filangeri, Napoli) e “San Paolo Eremita“(1638 ca., collezione Alberto Del Genio, Napoli) sono collocate ai lati dell’autoritratto dell’artista – realizzato appositamente per la mostra – e rappresentano nell’insieme una istallazione che, messa a confronto con il trittico “Wedding“, creano un dialogo bizzarro e conturbante in cui il nudo invecchiato e decadente dell’artista si staglia da  protagonista.

Ad inaugurare l’evento l’assessore alla cultura Nino Daniele. Presenti, tra gli altri, gli artisti partenopei Mimmo Jodice e Sergio Riccio, il gallerista Peppe Morra,  Gianpaolo Leonetti – sovrintendente del Pio Monte della Misericordia – e Angela Tecce, direttrice del Polo Museale della Calabria.

Le opere di  Mikhailov saranno esposte al Museo MADRE – che ospita peraltro ancora le suggestive istallazioni dell’artista contemporaneo francese Daniel Buren – fino al 1 febbraio 2016.


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