Arte e misteri

Ho già rimarcato a più riprese quanto io creda nelle coincidenze. Tanto che uno dei libri che amo incondizionatamente è “Breve trattato sulle coincidenze”, di cui ho scritto qualche tempo fa. E per pura coincidenza è stato letteralmente catapultato nella mia vita un testo intrigante, coinvolgente, straordinario, inquietante…insomma…imperdibile. Si tratta di “Ninfee nere” di Michel Bussi.
Ne ho sentito parlare una mattina ascoltando la radio. Ne ho sentito parlare a Kiss Kiss Italia dalla superlativa Ida Di Martino. A colpirmi il titolo, innanzitutto. Subito dopo il binomio giallo-arte. Ho pensato subito. “Ninfee nere deve essere mio”, divoratrice di gialli e appassionata di arte (senza alcuna presunzione accademica, sia chiaro) quale sono.
“Tre donne vivevano in un paesino. La prima era cattiva, la seconda bugiarda e la terza egoista. La terza era quella con più talento, la seconda era la più furba e la terza la più determinata. Secondo voi, quale delle tre è riuscita a scappare? ” E’ così che si apre questo romanzo che ruota attorno a Claude Monet e allo stagno delle ninfee.
La voce narrante , quella di una donna anziana, spiega subito al lettore che Giverny, in Normandia, ormai non è più quel luogo ameno e rustico di un tempo ma è la meta di “orde” di pittori e i turisti, orfani di quel quid indispensabile che è la poesia visto che, nella migliore delle ipotesi, passano il tempo incolonnati in lunghe file per visitare l’atelier e la casa del grande Monet. Dall’alto della torre del mulino dove abita, la vecchia vede e sente tutto. E’ lei è la narratrice onnisciente che toglie squarcia il velo dagli occhi del lettore, mentre cerca ricomporre il mosaico delineato dall’autore e dal quale mancano le tessere chiave. Quelle che vengono forniti solo al termine della storia.
A Giverny viene assassinato un uomo. Si tratta di di Jérôme Morval, celebre oftalmologo, ricco e traditore incallito della moglie. L’uomo viene trovato con una pugnalata al cuore, col cranio spaccato edil viso dentro al ruscello che alimenta lo stagno delle ninfee. In tasca una cartolina di auguri di buon compleanno con la citazione di una famosa poesia: “UNDICI ANNI. BUON COMPLEANNO. Acconsento a che si instauri il delitto di sognare”.
Gli investigatori – l’ispettore Laurenç Sérénac (single e spericolato, con moto e giubbotto di pelle) e il suo vice Sylvio Bènavides (prossimo papà, accorto e misurato) – sono chiamati a far luce sul caso scavando nel passato, ma anche tra amanti, gelosia, un amore folle, la pittura, un assassino e un cane. Serenac e Benavides seguono poste diverse, lasciandosi guidare ciascuno dal proprio istinto. Alla fine e solo alla fine esploderà la verità …. totalmente inaspettata..
Bussi articola la struttura del romanzo in maniera tale da tenere con il fiato sospeso il lettore, cambiando più volte punto di vista. In modo da offrirgli una panoramica completa e consentirgli di iniziare a farsi un’idea di chi sia il colpevole. Tuttavia le parti principali gli vengono nascoste. Un escamotage che tiene alta la tensione perché cresce nel lettore l’urgenza di sapere.
Il giallo risulta avvincente, di non facile soluzione. Il lettore non può che amare un “quadro impressionista contaminato” in cui i toni noire sono rischiarati da piccole macchie di luce.
L’indagine ci mette in contatto con tre donne. Fanette, ha 11 anni, appassionata di pittura. Stéphanie, la seducente maestra del borgo. La terza una vecchia acida che spia i segreti dei suoi concittadini da una torre. Fulcro della vicenda una passione devastante attorno alla quale ruotano le tele rubate o perse di Monet (tra le quali le Ninfee nere che l’artista avrebbe dipinto prima di morire). Tele “smarrite” come le illusioni, quando passato e presente si confondono e giovinezza e morte sfidano la consueta linea del tempo fatta di un prima e di un dopo. L’opera si pone come un labirinto di specchi in cui al lettore viene affidato il compito tutt’altro che agevole di distinguere il vero dal falso.
Ninfee nere” di Michel Bussi è un giallo ambientato a Giverny, il borgo dove visse e lavorò Monet. Proprio la vita e l’opera del grande artista sono al centro della vicenda del romanzo, che inizia dalla morte di un ricco collezionista d’arte, su cui dovrà indagare l’ispettore SérénacNinfee Nere (E/O) di Michel Bussi – professore di geografia all’università di Rouen e affermato autore di romanzi gialli, classe 1965 – è un giallo che attraversa il mondo della passione per l’arte e dei quadri di Claude Monet, la cui vita e la cui opera sono costantemente sullo sfondo.romanzi gialliA Giverny in Normandia, il piccolo villaggio dove ha vissuto e dipinto i suoi più famosi capolavori il grande pittore impressionista Claude Monet, una serie di omicidi rompe la calma della località turistica. La vicenda inizia – come è tipico dei romanzi gialli – con l’omicidio di Jérôme Morval, un uomo ricco e appassionato tanto d’arte quanto di donne, che viene trovato morto, pugnalato, in un ruscello. In tasca ha una cartolina del famoso quadro le “Ninfee Nere” (che Monet avrebbe dipinto prima di morire).L’indagine del giovane e affascinante ispettore Sérénac, che gira con moto e giubbotto di pelle, ci conduce a contatto con tre donne. La prima, Fanette, ha 11 anni ed è appassionata di pittura. La seconda, Stéphanie, è la seducente maestra del villaggio, mentre la terza è una vecchia acida che spia i segreti dei suoi concittadini da una torre. Tutte e tre condividono un segreto, una di loro è l’omicida.Al centro della storia la passione devastante attorno alla quale girano le tele rubate o perse di Monet. Rubate o perse, come le illusioni quando passato e presente si confondono e giovinezza e morte sfidano il tempo.Durante l’indagine sfumano i confini tra realtà e illusione, e soprattutto tra passato e presente. Il piccolo borgo di Givenry finisce per rivelarsi una sorta di microcosmo appiccicoso, infido, da cui nessuno può uscire senza perdere qualcosa.


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