Art. 28 L.118/71: La scuola è uguale per tutti o diversa per qualcuno? | Diversamente Fighissimi

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“Diversamente Fighissimi” è la nuova rubrica di Polis Magazine, che accende un riflettore sul mondo della disabilità. In maniera precisa, ma non polemica, verranno affrontati i vari temi connessi ai disabili o diversamente abili che dir si voglia, o come piace a noi chiamarli, diversamente fighissimi.

“Diversamente Fighissimi” tocca oggi il tema della disabilità legata alla scuola, un argomento da non sottovalutare, dato spesso per scontato soprattutto da parte di chi, fortunatamente per lui, non ha un contatto diretto con questa situazione.

La scuola è uguale per tutti o diversa per qualcuno? Un quesito che è lecito porsi, dato che l’inserimento dei disabili nella scuola ha costretto quest’ultima a considerare la loro integrazione, valutando anche una certa flessibilità organizzativa e un dialogo con i servizi socio-pedagogico e sanitario specialistico.

Fonte: tuttomamma.org
Fonte: tuttomamma.org

Precedentemente, almeno fino agli anni Sessanta-Settanta, il bambino disabile veniva considerato prettamente dal punto di vista medico, e ciò causava spesso una sorta di emarginazione dal contesto sociale.

Gli istituti dedicati esclusivamente all’educazione dei disabili con lo scopo di agire sull’handicap specifico, al di là dei metodi che possono essere considerati validi o meno, difettavano però del necessario e naturale contatto tra coetanei, fondamentale per lo sviluppo psico-fisico e per le interazioni sociali.

La successiva presa di coscienza di tale carenza ha sollecitato quindi delle modifiche a livello di legislazione, tanto che l’art. 28 della d.l.118/71, varato dal Ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli, cita “L’istruzione dell’obbligo deve avvenire nelle classi normali della Scuola Pubblica, salvo i casi in cui i soggetti siano affetti da gravi deficienze intellettive o da menomazioni fisiche di tale gravità da impedire o rendere molto difficoltoso l’apprendimento o l’inserimento nelle predette classi.” In pratica con questo articolo è stato sancito il diritto all’integrazione scolastica.

Fonte: difesapopolo.it
Fonte: difesapopolo.it

Secondo le varie modifiche di cui ultimamente si sta molto discutendo, le scuole non potranno più valutare gli studenti disabili, ma la quotazione spetterà ai Gruppi per l’Inclusione Territoriale. Questo cambiamento ha suscitato alcune polemiche, dividendo l’opinione di chi sostiene il vantaggio di uno snellimento delle pratiche burocratiche e quindi una velocizzazione dell’inclusione stessa, e chi, invece, punta il dito sottolineando evidenti mancanze di competenze che porteranno a un risparmio sull’assistenza, ma a una scarsa qualità di insegnamento da non sottovalutare.

Oggi il Criterio di Assegnazione indica che venga attivato un posto organico per il sostegno ogni centotrentotto alunni frequentanti le scuole pubbliche di una Provincia.

Di fronte a particolari situazioni viene richiesta anche un’assistenza specialistica e quindi fornite, oltre agli insegnanti curriculari e di sostegno previsti, altre figure professionali in grado di affrontare problemi legati all’autonomia o alla difficoltà di comunicazione.

La nuova commissione esterna alla scuola, per stabilire ad esempio quante ore di sostegno siano necessarie per uno studente disabile, considererà i bisogni generali del disabile e non solo lo stato medico.

Il timore più diffuso è sicuramente diretto al taglio del numero di insegnanti di sostegno, che con questo nuovo sistema, spiegato in un totale di quindici pagine e ventuno articoli, potrebbero scendere addirittura di trenta mila entità lavorative.

Ricordiamo che l’insegnante di sostegno è un docente con una formazione specifica assegnato alla classe in cui è presente l’alunno disabile, ed è richiesto dal Dirigente scolastico. Con la nuova normativa, gli insegnanti di sostegno dovranno trascorrere un totale di dieci anni, comprensivi di quelli svolti come supplenti, prima di poter chiedere il trasferimento a una cattedra non di sostegno.

Anche le famiglie temono una maggiore difficoltà nell’ottenere il sostegno scolastico, perché con i nuovi criteri di valutazione potrebbe verificarsi l’eventualità che un disabile grave, valutato non secondo i criteri medici, possa non avere il diritto automatico al massimo delle ore di sostegno.

Finora, seguendo una tutela giuridica, il parere della scuola era vincolante per l’amministrazione, tanto che se la proposta non veniva rispettata, la causa di ricorso in tribunale da parte dei genitori o dei tutori che poteva seguirne, veniva sempre persa dall’organo amministrativo citato.

Gli strumenti dell’integrazione scolastica prevedevano il profilo dinamico funzionale, ovvero un documento redatto il primo anno di frequenza dalla collaborazione del Consiglio di classe, degli operatori della ASL e dai genitori dopo aver tratto una diagnosi funzionale, stilato prima del piano educativo personalizzato, con cui si definiva la condizione iniziale e quindi le tappe da seguire.

Fonte: abitarearoma.net
Fonte: abitarearoma.net

Per giustificare e far meglio comprendere i futuri cambiamenti legali, il Miur ha avanzato l’esempio di uno studente affetto da grave handicap motorio avente bisogno solo di assistenza fisica, in quanto intellettivamente non presenta problemi che possano precludergli un’educazione didattica normale. Uno studente disabile di questo genere rappresenta un tipico caso in cui l’individuo esaminato non ha bisogno del massimo numero di ore di sostegno. Semplice comprendere a questo punto come possano essere sorti i dubbi e le incertezze presentate all’interno di questo articolo.

Continueremo a seguire l’evoluzione di questo discorso per tenervi aggiornati su un argomento tanto dibattuto e fondamentale, augurandoci che le nuove regolamentazioni siano effettivamente dirette a fornire un apporto positivo e non prettamente economico.

Citando Papa Francesco, sono convinta che La diversità è una sfida che ci fa crescere”, ma non sono certa che la disabilità debba essere considerata per forza un handicap.

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