Antiche origini del Natale

Viaggio alla scoperta delle antiche origini della più famosa festività occidentale, dai culti pagani al cristianesimo dei giorni nostri

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La data del 25 dicembre, in cui ricorre la Santa festività del Natale, è di sicuro la più celebrata nel mondo occidentale tra le varie ricorrenze cristiane, la più festeggiata, la più “decorata” e “illuminata”.

Nel corso degli anni ormai il suo originario significato religioso, la celebrazione della presunta data della nascita di Gesù Cristo, è stato messo da parte dall’aspetto più sfarzoso e ludico, fatto di decorazioni luminose sparse nelle case, per le strade delle città e nei centri commerciali, dove si corre alla frenetica ricerca dei regali.

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In realtà una prima considerazione da fare in questa ricerca antropologica sulle origini di questa ricorrenza, è che la data del 25 dicembre è del tutto “convenzionale”, in quanto la vera data della nascita di Gesù è tutt’ora sconosciuta.

Infatti sin dall’inizio della diffusione del cristianesimo, ad opera dei suoi discepoli, il giorno preciso della data di nascita di Gesù non è mai stato di rilevante importanza: i primi predicatori del cristianesimo, come gli stessi apostoli evangelisti, non hanno saputo dare indicazioni precise su quando fosse nato il loro Maestro, dimostrando un vago disinteresse per questo elemento probabilmente superfluo agli obbiettivi dei predicatori del Nuovo Testamento.

I primi cristiani della storia usavano semmai festeggiare il giorno del battesimo di Gesù o l’Epifania, ricorrenze considerate equivalenti e collocate nella stessa data dagli antichi calendari. Dunque, più che la data di nascita, i testi sacri sembrano porre principale attenzione su altre date in cui in qualche modo si è avuta rivelazione della natura divina del Cristo.

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In effetti è una caratteristica di molte società arcaiche quella di non festeggiare la data del compleanno, in quanto si riteneva più importante la data del concepimento per motivi astrologici. Così anche nella cultura cristiana dei primi tempi si preferiva celebrare la data del concepimento di Gesù perché era quella in cui sarebbe avvenuto l’incarnazione del Verbo divino.

Per quanto riguarda la presunta data della nascita di Gesù le principali fonti storiche, compresi i quattro Vangeli canonici, collocano la sua nascita poco dopo il censimento di Augusto (8 a. C.) e prima della morte di re Erode (4 a. C.), elementi tramite i quali è possibile provare ad identificarne l’anno, ma per quanto riguarda invece il giorno e il mese di nascita l’identificazione risulta assai più difficile, e in realtà nulla fa pensare con esattezza che sia avvenuta proprio nel mese di dicembre.

Un vago indizio cronologico sulla presunta data della nascita di Gesù lo si può trarre dalle vicende legate alla nascita di Giovanni Battista. Infatti nelle Sacre Scritture si narra che il padre Zaccaria, sacerdote della classe di Abia al servizio del Tempio di Gerusalemme, ricevette l’annuncio dall’arcangelo Gabriele che avrebbe concepito suo figlio Giovanni dopo aver offerto l’incenso al tempio.

Questo rito concludeva il turno di servizio al Tempio che avveniva sempre il 24 settembre di ogni anno, dunque se il sacerdote Zaccaria avrebbe concepito in tale data il figlio Giovanni subito dopo l’offertorio.

Giovanni Battista sarebbe dunque nato nove mesi dopo, precisamente il 24 giugno, proprio il giorno in cui la Chiesa festeggia la sua natività.

Ora, stando alle antiche fonti, Maria avrebbe ricevuto l’Annunciazione dallo stesso arcangelo Gabriele quando la moglie di Zaccaria, Elisabetta, era già incinta di 6 mesi, verso il mese di marzo, e così 9 mesi dopo sarebbe nato Gesù, in un giorno imprecisato verso la fine di dicembre. Fatti che sembrano coincidere con le attuali celebrazioni del Natale.

Similitudini tra l'immagine della divinità di Mitra e Gesù
Similitudini tra l’immagine della divinità di Mitra e Gesù

Ma altri studiosi hanno evidenziato alcuni elementi che dimostrerebbero una certa improbabilità sul fatto che gli eventi riguardanti la nascita di Gesù siano avvenuti nel mese di dicembre. Innanzitutto perché se tale nascita sia realmente avvenuta a seguito del primo censimento di Quirino su ordine dell’imperatore romano Augusto, per questioni logistiche dell’epoca sarebbe stato alquanto difficile effettuare un così lungo viaggio in direzione di Betlemme in pieno inverno, per via delle molteplici notti all’addiaccio che si sarebbero susseguite durante il cammino, impossibili da sopportare con quel clima.

Inoltre nel Vangelo secondo Luca si narra che in tale occasione nella zona vi erano numerosi pastori accampati che vegliavano sul gregge (gli stessi pastori che secondo le rappresentazioni tradizionali del presepe si recarono presso il giaciglio di Gesù bambino). Un simile accampamento all’aperto lascia pensare che la nascita non sia potuta avvenire in un mese invernale ma piuttosto in primavera, o al massimo tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno, con un clima decisamente più mite.

L’accampamento all’aperto dei pastori era un’usanza molto diffusa all’epoca ma era alquanto improbabile vederla praticata in pieno inverno, soprattutto a Betlemme che si trova pur sempre a una altitudine di circa 800 metri sul livello del mare, e in quel periodo non gode affatto di un clima mite.

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Secondo molti studiosi la scelta della data del 25 dicembre non è dovuta ad una volontà di identificare l’effettivo giorno della nascita di Gesù Cristo, ma semmai l’intento sarebbe quello di “cristianizzare” l’antica festa pagana del Sol Invictus, incorporandola nel nuovo calendario cristiano nella festa del “Natale di nostro Signore Gesù Cristo”, ipotesi parzialmente confermata dal fatto che l’istituzione della festività del Natale sia avvenuta in epoca alquanto tarda, a partire dall’anno 336 d. C.

La festa del Sol Invictus, precisamente Dies Natalis Solis Invicti (“Giorno di nascita del Sole Invitto”) era una festa romana appartenente al culto pagano della divinità Helios, derivante dalla divinità orientale Mitra, entrambe divinità “solari”, e veniva celebrata durante il solstizio d’inverno, periodo in cui avveniva la “rinascita del Dio Sole”.

Infatti il termine solstizio viene dal latino solstitium, che significa letteralmente “sole fermo”. In tale periodo nell’emisfero nord della Terra tra il 21 e il 24 dicembre il sole sembra fermarsi in cielo. In termini astronomici significa che il sole inverte il proprio moto nel senso della “declinazione”, cioè raggiunge il punto di massima distanza dal piano equatoriale. Il buio della notte raggiunge la massima estensione e la luce del giorno la minima. Si verificano cioè la notte più lunga e il dì più corto dell’anno.

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Subito dopo il solstizio, la luce del giorno torna gradatamente ad aumentare e il buio della notte a ridursi fino al solstizio d’estate, in giugno, quando avremo il giorno più lungo dell’anno e la notte più corta. Dunque la festività pagana del Sol Invictus rappresentava appunto la rinascita del Dio Sole dopo il lungo periodo di buio.

A sua volta la festività romana che avveniva nel periodo dei saturnali (giorni dedicati al dio Saturno  della seminagione, tra il 17 e il 23 dicembre) avrebbe origini ancor più antiche radicate nella cultura celtica preromana, come testimoniano gli antichi megaliti del complesso di Stonehenge in Gran Bretagna. Infatti l’antico “culto del Sole” sembra proprio essere quello più ricorrente tra le diverse culture arcaiche sparse per il mondo. Era già presente in Egitto e in Siria, ed anche in Sud America nelle antiche civiltà Maya e Inca.

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In fondo è il sole con la sua immensa energia che riesce a donare vita alla Terra, ed è sempre stato identificato nella massima divinità in tutte le culture.

Infatti il simbolismo solare è stato ripreso anche dal cristianesimo legato appunto alla figura del Messia, citato dalle profezie delle Sacre Scritture che annunciano: «La giustizia divina sorgerà come un sole e i suoi raggi porteranno la guarigione … Il giorno in cui Dio manifesterà la sua potenza la Sua misericordia ci verrà incontro dall’alto come Luce che sorge e il suo figlio Gesù sarà la Luce per illuminare le nazioni».


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