L’Austria fa parte dello spazio Schengen dal 1 Dicembre 2007, eppure, soltanto adesso ha senso ricordarlo. Alexander Van der Bellen rappresenta la riconferma della sua annessione all’Unione Europea.

E’ successo qualche settimana fa: Alexander Van der Bellen, leader dei Verdi (ma si definisce come un cocomero: verde fuori e rosso dentro), ha sconfitto Norbert Hofer, candidato di punta del partito di estrema destra FPÖ. Brogli a parte, la conformazione è del tutto inedita: i due partiti sono diametralmente opposti, da un punto di vista ideologico, e mutualmente appartenenti alle frange poste ai margini.

van-der-bellenNel periodo in cui maggiormente si porta al centro del dibattito pubblico il tema della chiusura delle frontiere, il 50,3% della popolazione austriaca ha scelto di credere ancora nel libero mercato delle merci e delle idee, rappresentato dall’Unione Europea.
Sebbene il paese riporti sulla sua bandiera nazionale due catene spezzate, in memoria della liberazione dalla dittatura nazista, ad oggi c’è da considerare che il 49,7% dei cittadini (1 su 2, in pratica) ha barrato una lista filonazista. Van der Bellen, accettando questo dato, dichiara «Chiedo la fiducia anche agli elettori di Norbert Hofer» – ponendosi come primo obiettivo quello di riconciliare gli umori nazionali perché «L’Austria ha bisogno di una nuova cultura politica che non divida, ma unisca».

Il neo eletto presidente si definisce “figlio di rifugiati”, un altro duro colpo al suo rivale, che nel lungo corso della campagna elettorale ha aggettivato come “parassita” qualsiasi tipologia di migrante, proponendo la chiusura delle frontiere e inneggiando, in ogni occasione utile, all’odio xenofobo, nei confronti di chi fugge; non a caso, il patto di alleanza è stato stipulato tra Lega Nord e Front National.

LaStampa riporta alcuni dati emblematici: Van der Bellen ha vinto a Vienna (63,3%) e nelle regioni del Tirolo (51,4%), del Vorarlberg (58,6%) e dell’Oberoesterreich (51,3%). Hofer ha vinto nel resto dell’Austria: Carinzia (58,1%), Salisburghese (52,8%), Steiermark (56,2%), Niederoesterreich (52,6%) e Burgenland (61,4%).

Resta da riflettere sulla scelta del partito indipendente, progressista ed ecologista, di sinistra. Però, per la prima volta, come riporta l’Internazionale, il presidente federale dell’Austria non sarà appoggiato da nessuno dei due partiti tradizionali al governo.


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