Coordinate diverse, eppure un sentito comune. Ieri due affaire di non poco conto hanno stravolto la quiete internazionale.

Da un lato, l’arte reiterata del tir che accelera nel bel mezzo dei festeggiamenti. Era accaduto il 15 Luglio in Francia, a Nizza, sfruttando la disattenzione provocata dai fuochi pirotecnici. Ed è accaduto ieri, a Berlino, colpendo la Gedächtniskirche, il vessillo della pace, la chiesa sopravvissuta ai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. downloadUn tir, proveniente dall’Italia e diretto in Polonia, è piombato sui mercatini di Natale che circondavano la chiesa, travolgendo qualsiasi cosa si trovasse davanti, causando la morte di 12 persone. Nelle ultime ore i rappresentanti di stato non stanno usando la parola “attacco”, sebbene l’Isis stia rivendicando il colpo. A LaStampa, l’islamologo Haykel dice una cosa interessante: «L’Isis non fa distinzioni nazionali e non sta a guardare quale paese bombardi le sue postazioni, la Francia vale quanto la Germania e gli Stati Uniti: siamo tutti infedeli e occidentali, l’Europa è solo più facilmente colpibile dell’America Al Qaeda invece faceva differenza tra gli Stati con i quali era in guerra e gli altri. L’Isis è diverso, si porta dentro il sintomo della profonda polverizzazione politica del mondo sunnita: quando sarà sconfitto si reinventerà in un altra forma, più debole ma altrettanto minacciosa, servendosi molto di lupi solitari» – segnando la linea di confine tra il vecchio, tramontato con la disgregazione dell’Urss, ed il nuovo bipolarismo. Oggi possiamo tentare un azzardo: una divisione che contrapponga occidente ed oriente e che non abbia matrice prettamente religiosa, bensì si fondi su una messa in gioco di valori, usi e costumi a tuttotondo.

In Turchia, sotto scacco la sede dell’ambasciata degli Stati Uniti. Un uomo armato ha sparato turkey_russian_ambassador_04426jpg-d9aa9_1482166239-15111-kqad-u1100407726289aph-1024x576lastampa-italcuni colpi in aria, costringendo alla chiusura temporanea. E, contemporaneamente, le parole “Noi moriamo ad Aleppo, tu muori qui” hanno sublimato il rumore degli 8 colpi che hanno causato la morte dell’ambasciatore russo Andrey Karlov. Sebbene Erdogan abbia già condannato l’attentato di matrice islamica, i rapporti tra Russia e Turchia si trovano ora sul filo del rasoio. Secondo il diritto internazionale, la violazione dell’immunità diplomatica (Non solo l’impossibilità di svolgere la funzione diplomatica nel caso degli USA – “ne impediatur legatio – ma anche l’omicidio di un cittadino straniero nonché ambasciatore: una violazione dell’immunità sia funzionale che ratio personae, Convenzione di Vienna del 1961), delle regole e dei privilegi che sono riservati alla diplomazia estera, comportano una possibile risposta, in termini di contromisure (un tempo dette “rappresaglie”) da parte dello stato offeso.

Il terrore non ha colore politico, viene alimentato dal potere, qualunque esso sia.


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