Angri, sul convegno scoppia la bufera. Presidente Arcigay, “messaggio sbagliato”

Ad Angri scoppia la polemica per un evento presso la Cittadella della Carità in programma il prossimo 29 maggio. Il Sindaco Ferraioli prende le distanze dall’iniziativa del suo Vicesindaco D’Ambrosio di sponsorizzare un’iniziativa sul territorio.

Che un post sui social potesse fare tanto clamore ormai è prevedibile soprattutto in tempi in cui le dichiarazioni politiche e le annesse campagne elettorali si fanno a suon di tweet. Eppure ciò che è accaduto ad Angri desta sconcerto.

I fatti. Il 14 maggio, il Vicesindaco, il Dottor Giuseppe D’Ambrosio, ha condiviso la locandina dell’evento Perché non mi definisco Gay, sottotitolo dell’evento “come mi sono riappropriato della mia identità sessuale e ho trovato la pace”. 

L’evento si terrà il prossimo 29 maggio presso la Cittadella della Carità e sarà presente Daniel Mattson, autore del film-documentario Il desiderio delle colline eterne” (2015) film testimonianza sul suo “ritorno” all’eterosessualità.

La reazione dell’opzione pubblica non si è fatta attendere. Così l’Arcigay “Marcella Di Folco” Salerno, ha diffuso un comunicato stampa esprimendo indignazione e sconcerto per l’iniziativa, tramite le parole del Presidente Francesco Napoli..

Francamente Napoli, cosa non va in quest’evento?

«L’evento è sbagliato nel linguaggio e nei contenuti. L‘assunto è infatti che si possa guarire dall’omosessualità, il che fa pensare all’omosessualità come una malattia, cosa che non è e che è stata sancita definitivamente da decenni. L’omosessualità è una condizione, un orientamento sessuale come tutti gli altri. inoltre, il lungaggio usato crea confusione èerchè si parla di “identità omosessuale”: questo termine è scorretto perchè l’omosessualità non è una identità ma un orientamento, l’identità non ha a che fare con le scelte sessuali e affettive, ma con chi siamo come persone. e sono due cose ben diverse. inoltre si veicolano messaggi di odio nella misura in cui si parla di una “soluzione” all’omosessualità che sarebbe la castità. Quindi l’omosessualità diventa nel loro linguaggio qualcosa di sbagliato che non va fatto e che, se proprio hai la sfortuna di essere gay, devi astenerti dal praticare la tua sessualità”

I social sono impazziti. Moltissimi commenti, appunti di disapprovazione e in poco tempo la notizia ha fatto il giro d’Italia. Si è parlato di evento deplorevole, esempio di Medioevo. La comunità angrese e non, si è detta sconcertata per questa iniziativa che è appare subito come discriminatoria.  Ieri il Sindaco di Angri, l’Ingegnere Cosimo Ferraioli ha preso le distanze dall’iniziativa di divulgare la notizia da parte del suo Vicesindaco. Nel pomeriggio di martedì 15, è arrivata anche la precisazione del Vicesindaco che in un post pubblicato sulla sua pagina Facebook, ha scritto che si è trattato della scelta di un libero cittadino di divulgare un’iniziativa sul territorio. 

Come commenta la posizione del Sindaco Ferraioli?

«Abbiamo ascoltato le dichiarazioni del Sindaco che si è detto infastidito dalle uscite del suo Vicesindaco, affermando che come libero cittadino può promuovere quello che vuole, ma come esponente di una istituzione dovrebbe fare maggiore attenzione. Concordo con il Sindaco, tuttavia ci aspettiamo una formale presa di distanza dall’evento in quanto tale, le dimissioni del vicesindaco ed il patrocinio del comune di Angri al Salerno Pride 2018, che è un evento che riguarda l’intera provincia di Salerno. Il Sindaco inoltre dovrebbe sapere quanto sia importante il problema del bullismo e del bullismo omofobico sul suo territorio e rispetto a questo ci aspettiamo un impegno concreto dell’amministrazione nel contrasto a queste forme di violenza e discriminazione. Arcogay Salerno è pronto a dare una mano su questi temi».

Cosa significa per un tessuto sociale particolare questa chiusura estrema e la comunicazione dell’omosessualità come “problema risolto”, sbagliando (ci auguriamo) termini e modi.

«Coloro i quali divulgano questi concetti e questi conenuti sembrano non considerare il dolore che provocano, il dramma di intere famiglie, sopratutto credenti, in cui istillano pretestuosamente l’idea dell’omosessualità come peccato. Coloro che agiscono in questo modo fanno del male ai nostri ragazzi e ragazze, fanno del male alle famiglie cristiane innanzitutto. fanno del male a quei genitori che, in buona fede, sono terribilmente preoccupati per i loro figli nella misura in cui viene detto loro che magari la loro figlia o il loro figlio gay o lesbica sono sbagliati o malati. Ma questa gente si mette mai nei panni degli altri? Si chiede mai quali conseguenze avrà il loro modo di trattare questi argomenti? Credo proprio di no. Siamo di fronte a seminatori di odio, di violenza, di discriminazione. Siamo di fronte a color che, pur di prendersi una personale visibilità all’ombra della fede che dicono di professare, generano dolore, divisione e sofferenza negli altri».

«Noi continuiamo a pensare – continua Napoli –  che invece una società libera, eguale, solidale debba sostenere i diritti e le tutele per tutte e tutti, quello di professare il proprio credo come quello di vivere i propri affetti. Derubricare o trattare le questioni dell’omosessualità come un fatto esclusivamente sessuale è un volgare riduzionismo: l’omosessualità non è solo fare sesso con persone dello stesso sesso: l’omosessualità come qualunque orientamento sessuale è vivere affetti, sentimenti, emozioni; è costruire relazioni tra persone. Crediamo fortemente che una società più inclusiva e più matura è una società che mette al centro gli affetti e le relazioni. Tutto il resto è provocatorio, strumentale e dannoso».

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