Nella giungla del web l’informazione cede spesso alla suggestione. Così, autorevoli siti o blog, che della prima si dovrebbero occupare, finiscono per assumere la parvenza di macchine per l’intrattenimento. Ma, per fortuna, succede anche il contrario. C’è chi, infatti, con il proposito di divertirsi e far divertire, è in grado di lanciare input formativi e prontamente recepibili dagli assidui frequentatori del web. Andrea  Rossi, venticinquenne napoletano, con il suo canale youtube “Alici Come Prima” da tre anni volge uno sguardo sagace e goliardico alla realtà cittadina, nazionale e giovanile, senza timore di confrontarsi con qualsiasi problematica sociale. Seguono l’intervista e un invito a visitare il sito.

-Come è nato il progetto “Alici come prima”?

Dalla mia insonnia che mi induce a pensare. Quando tre anni fa ci fu l’incendio alla Città della Scienza non riuscivo più a dormire, mi sentivo impotente. All’epoca scrivevo per una rivista mensile e, per scarsità di tempo, non avevo la possibilità di stare sul pezzo. Decisi che avrei dovuto iniziare a girare dei video e magari aprire una pagina Facebook. Così comprai una videocamera ed entro un paio di giorni creai “Alici come Prima”, montando e pubblicando il mio primo lavoro:“Giovani e attualità”.

 

-Perché l’idea di testare la cultura generale degli intervistati?

Il primo video ebbe successo e quindi ho continuato su quest’onda. L’obiettivo non è certo quello di mettere in luce l’ignoranza dei ragazzi o dei napoletani in genere, ma piuttosto quello di spronare chi è stato colto impreparato a documentarsi. Non immaginate che bella soddisfazione che mi ha dato chi mi ha fermato per strada dicendomi: -Grazie a te ho imparato il significato della parola  “autoctono”-!

-Quanto ti aiuta il folklore del pubblico napoletano?

Tantissimo. Napoli è un teatro. Scendi di casa per  fare delle riprese e ti capita di intervistare un potenziale attore in grado di intrattenere e di dare un pizzico di originalità al tuo prodotto.  Potrei benissimo partire privo di idee e raccogliere una miriade di spunti dalle persone che incontro.

Gomorra e “Sputtanapoli”. Perché il pubblico è così pigro da non contestualizzare? Come si fa a spiegare a chi guarda da fuori che è possibile vivere a Napoli senza la contaminazione del contesto immortalato nella serie tv?

Sono solito fare un esmpio. “Don Matteo”: 11 stagioni e un omicidio alla settimana. Se non si trattasse di “fiction”, una cittadina come Gubbio non avrebbe più abitanti ad oggi. Napoli ha mille problemi, tra cui la criminalità, ma chiunque non sia imbecille si deve rendere conto che questa città non è solo camorra. Si deve capire che Gomorra racconta una storia, purtroppo vera, uno spaccato sociale di intere zone, periferiche o non, abbandonate dalle istituzioni. I giovani di Scampia, Secondigliano, Barra, Ponticelli non si sentono cittadini partenopei. Alla “Sanità” non ci sono scuole, si è costretti a uscire dai propri quartieri per soddisfare i bisogni più essenziali. La costruzione di centri ricreativi, o più in generale la creazione di alternative sul territorio, contribuirebbe a contrastare sul nascere la delinquenza giovanile. Se si costruiscono solo “discariche” è normale che i bambini giochino a fare i boss e, magari, da grandi lo diventino.

 

-Qual è la formula per conciliare l’immediatezza con la profondità degli spunti riflessivi che fornisci?

Questo è l’emblema di come leggo la vita: una cosa seria che va affrontata con leggerezza. Ogni tematica può essere trattata con ironia, indugiando sull’aspetto ilare, talvolta, nascosto. Questo modo di lavorare mi ha permesso di avere un pubblico selezionato. ACM ha quasi 28000 fan,  tutti intelligenti e capaci di istaurare dibattiti civili e di rivolgere critiche costruttive, a differenza di quanto spesso accade sugli altri canali youtube. Sono orgoglioso specialmente della qualità del mio pubblico.

 


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