Alberto Angela investe nel restauro dell’antica Pompei

di Melissa De Pasquale

Pompei (NA) – Ancora una buona notizia: dopo aver contribuito e reso possibile a tutti gli effetti il recupero dell’affresco Adone ferito, Alberto Angela con i proventi del suo libro “I tre giorni di Pompei” continuerà a contribuire per salvare il sito archeologico.

La bellissima pittura murale  di una delle domus su via Mercurio, tornata al suo originario splendore lo scorso agosto grazie ad una difficile operazione di restauro mai tentata prima dal 1838 ad oggi, è stata restituita all’ammirazione di tutti proprio grazie ai ricavo della vendita del libro. L’operazione ha avuto così tanto successo che nei giorni scorsi Alberto Angela ha deciso di riprovarci ancora: ha comunicato che il suo impegno non si ferma qui ma destinerà ulteriori fondi  al recupero e restauro di un altro affresco millenario, La Toletta di un ermafrodito, che si trova nella stessa domus.

«Stiamo parlando di una domus situata in uno dei quartieri bene di Pompei – ha spiegato Angela in un’intervista al Corriere del Mezzogiorno – che contiene opere di inestimabile valore. E a me piace pensare che il lettore comune si senta parte del recupero di un patrimonio simile. A maggior ragione oggi, quando assistiamo alla distruzione di tesori inestimabili». Pompei resta uno dei siti di maggior fascino e valore storico al mondo,  il prediletto di Alberto Angela che ha sottolineato: «Chi lo visita ha la possibilità di immergersi letteralmente nel mondo romano. Tant’è che molto di ciò che gli storici sanno della Roma antica viene proprio da lì. Ciò ne fa, secondo me, il sito archeologico più bello e particolare del mondo. L’unico, tra i tanti che ho visitato, in cui si percepisce ancora il calore della vita».

A necessitare di un restauro però sarebbero molti altri affreschi in altrettante ville così come pareti murarie, le antiche strade cittadine e lo stesso imponente anfiteatro, ma i continui cambi di amministrazione e la solita malagestione che attanaglia il sito pompeiano in particolare rendono tutto più difficile.

Ancora oggi non esiste ancora una lista ufficiale di imprese titolate ad intervenire in caso di necessità anche se dal 2006 sono stati stanziati circa 100 milioni di euro a favore del recupero dell’intero parco archeologico. Soldi che evidentemente non sono mai arrivati del tutto a destinazione. Ed è qui che entrano in gioco i privati: ormai da anni che nell’ ambito dei Beni Culturali si sta facendo sentire sempre più forte la necessità di interventi non istituzionali, siano di singoli individui o aziende.

Magari questa situazione si verifica perché le istituzioni culturali devono  tenere conto di molteplici obiettivi come la promozione del territorio, il marketing, l’attrazione turistica, logiche commerciali cui l’azienda Italia non è avvezza ma che deve assolutamente acquisire alla stessa stregua di un’impresa privata. Ne sono un esempio con il museo del Louvre in Francia, o, senza andare troppo lontano, Roma con il restauro del Colosseo targato Tod’s o quello della Fontana di Trevi, realizzato con il contributo di Fendi, inaugurata recentissimamente.


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