Aggressione Luca Abete: l’inviato di Striscia la Notizia riceve le scuse

A una settimana dall’incidente ad Avellino, il vicequestore Iannuzzi fa un passo indietro.

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di Adolfo Adinolfi

È trascorsa una settimana dall’incidente, avvenuto ad Avellino, che ha visto coinvolto l’inviato di “Striscia la Notizia”, Luca Abete, brutalmente malmenato, mentre cercava di intervistare il ministro Stefania Giannini, in visita nel capoluogo campano, per esser poi rinchiuso in una volante della polizia – destinazione Questura –  dove è rimasto per diverse ora ad arton48161-77a12affrontare un “colloquio riservato” con Elio Iannuzzi. Il vicequestore aggiunto di Avellino ha presentato le sue scuse ufficiali ad Abete tramite il quotidiano “Il Mattino”, probabilmente ben consapevole a posteriori che apostrofare un uomo armato solamente di microfono con epiteti come “mongoloide” non è un buon modo di rispettare i valori per cui quella divisa si indossa.

Non lo sono di certo neanche schiaffi e percosse rivolti all’inviato, continuamente accusato in seguito di esser stato lui, nel tentativo di raggiungere il ministro Giannini, a colpire una donna; per fortuna le telecamere hanno ripreso dal principio il percorso di Abete che, sempre attento a mostrare bene le mani, accompagnato dalla sua sempre autorevole eloquenza, non è stato mai ripreso in atteggiamenti ostili nei confronti di nessuno tra i presenti; non possiamo dire lo stesso dei poliziotti che lo circondavano, diverse volte colti nel colpirlo o apostrofarlo in malo modo.

Jimmy Ghione, altro storico inviato di Striscia, è tornato nella città di Avellino pochi giorni fa, intervistando diversi passanti sull’accaduto e, ovviamente, la gente non poteva esser che a favore di Abete, soprattutto dopo le immagini che mostrano la reale versione dei fatti.

Come lo stesso Ghione ha asserito in interviste rilasciate alle testate giornalistiche avellinesi: <<Il principio di Striscia è quello di capire, non di inquisire. Noi proponiamo il servizio, l’utente si fa un’idea dell’accaduto. Domandare, perché questo fa un giornalista, è lecito. Dare una risposta esaustiva è cortesia>>.

Un trattamento del genere non andrebbe commesso nei confronti di un uomo che ogni giorno, da tanti anni, regala verità al nostro paese, spesso e volentieri con rischi alti per la propria incolumità. Si è ritrovato ad esser trattato come un vero e proprio delinquente; uno di quei tanti delinquenti che spesso si vedono portati in auto dalle forze armate, coperti in volto, ma con assoluta cortesia e adagio, mai maltrattati, seppur il loro mestiere abbia a che fare con armi da fuoco, sicuramente molto più pericolose di un microfono.

Ci auguriamo che episodi del genere possano divenire sempre meno frequenti e che i corpi delle forze armate, nate e pagate per proteggerci, ricordino che indossare una divisa non significa abusare del potere che conferisce, ma rendersi utili in giusto modo alle cause dell’ Italia.


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