Adolf Hitler è stato un serial killer? Profilazione criminale del Führer

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Le notizie di cronaca nera, purtroppo, ma anche le serie televisive e i film, hanno ormai resa nota alla maggior parte di noi la figura del serial killer, ovvero l’assassino che uccide una serie di persone con un metodo spesso tanto preciso e ripetuto, da divenire la sua “firma”.

L’assassino seriale è un pluriomicida di natura compulsiva, che uccide persone spesso totalmente estranee senza o con regolarità nel tempo e con un modus operandi caratteristico. La natura compulsiva dell’azione, talvolta priva di movente, è in genere legata a traumi della sfera emotiva-sessuale.

“Crimini e omicidi – il fascino dell’oscurità”, si chiede oggi se anche uno tra i più tristemente famosi sterminatori della storia, Adolf Hitler, possa essere annoverato tra gli assassini seriali, condividendone, quindi, le caratteristiche principali.

Ovviamente il profilo di Adolf Hitler è già stato oggetto di studio, in passato. Lo psichiatra Walter Langer fu contattato dalla C.I.A., allora chiamata Ufficio dei Servizi Strategici, durante la seconda guerra mondiale, al fine di esaminare il dittatore nazista e cercare di capire, per mettere a punto una strategia legata alla guerra stessa, i suoi possibili comportamenti nei confronti delle tattiche delle altre nazioni coinvolte.

Le deduzioni di Walter Langer si rivelarono esatte: lo psichiatra inquadrò Adolf Hitler come un soggetto esaltato dal proprio potere, che si riteneva addirittura un salvatore, quindi non incline allo scontro diretto o al colpo di stato. Adolf Hitler infatti scelse di suicidarsi, con Eva Braun, una volta compresa la sua imminente sconfitta.

Soffermiamoci ora sulla definizione di serial killer:

Protagonista di una serie di omicidi riconducibili a una stessa tipologia.

Pensiamo anche ad altri assassini seriali che hanno scritto la storia del crimine, come ad esempio Charles Manson. http://magazine.polis-sa.it/il-mostro-e-morto/

Pure Manson considerava se stesso una sorta di messia, e aveva reclutato molti giovani sbandati, fondando persino una comunità di cui lui era il capo assoluto, anche spirituale.

Adolf Hitler e Charles Manson hanno quindi alcuni aspetti in comune. Entrambi si sono macchiati di numerose – nel primo caso innumerevoli – morti e, entrambi, hanno delegato i propri discepoli facendo loro compiere crimini efferati.

La loro forte personalità e il loro carisma al servizio di un animo oscuro e una ragione fortemente disturbata, hanno incredibilmente assoggettato individui deboli e tarati mentalmente, incapaci di ribellarsi di fronte agli orrori che venivano loro comandati.

Ecco quindi un concetto fondamentale nell’analisi dell’assassino seriale: il soggetto pensa di aver diritto di vita o di morte sull’altro, soprattutto se questi è appartenente a una categoria che egli, in qualche modo, reputa inferiore o deplorevole, come ad esempio un appartenente a un’altra etnia, un omosessuale, una prostituta etc.

In occasione del 27 gennaio 2018, la giornata dedicata alla Memoria, deponiamo quindi davanti ai cancelli dei campi dell’orrore, una rosa simbolica per tutte quelle vite rubate in nome di… niente, perché non si può trovare una motivazione o una giustificazione di fronte a quel terribile e insensato olocausto.

Molti sosterranno e hanno già sostenuto che Adolf Hitler non fosse un serial killer, ma un sociopatico, altri sposeranno invece la nostra idea, ma al di là della catalogazione del Führer capo e fondatore del Nazismo, resta il sangue versato dagli innocenti, uccisi da lui e dai folli che lo hanno seguito nella sua dissennata corsa al potere.


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