Abruzzo prov. di Teramo. Comunità in pericolo e disorientata

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Mercoledì 18 gennaio a Giulianova, cittadina sulla costa adriatica della provincia di Teramo, pioveva intensamente. Uscendo nel pomeriggio con questo clima immaginavo di trovare una città semideserta, invece, stranamente, era animata da un intenso traffico e la stazione ferroviaria appariva frequentata quasi come in piena stagione estiva.

Fu proprio alla stazione che ebbi conferma del dramma che si stava vivendo nei paesi dell’interno. Quasi tutti i viaggiatori infatti, soprattutto anziani, erano abitanti di paesi collinari o di Teramo capoluogo, che si trasferivano per qualche giorno da parenti e amici fuori regione, non avendo elettricità nelle case ormai da lunedì. Un grande disagio amplificato dalla paura ingenerata dalle scosse di terremoto della mattinata avvertite chiaramente fin sulla costa.

Fuggivano dalla certezza di trascorrere la terza notte al buio e al freddo. Parlottando tra loro si ritenevano fortunati visto che tutti i paesi a monte, oltre i 500 metri, erano completamente bloccati per le intense nevicate. Centinaia erano poi le persone letteralmente incollate ai cellulari nella speranza di avere notizie su parenti, amici o colleghi di lavoro a causa delle linee di telefonia mobile fuori uso nelle stesse zone interne.

I pochi che sono riusciti a percorrere l’autostrada A24 nella serata sempre di mercoledì 18, tratto Teramo L’Aquila, hanno assistito allo spettacolo spettrale di tutti i paesi pedemontani del Gran Sasso teramano al buio, sepolti da metri di neve e con i cellulari senza campo. Un dramma che da quattro giorni coinvolgeva decine di migliaia di abruzzesi lasciati a se stessi nel loro isolamento. L’unica risorsa farsi forza l’un l’altro, condividere energie e beni come le comunità dei borghi montani sanno fare da sempre.

Rientrando a casa per ora di cena dal TG, apprendo della grave tragedia dell’Hotel Rigo Piano nel comune di Farindola (PE) travolto nel pomeriggio da una valanga. Come spesso avviene in Italia una tragedia di così gravi dimensioni porta i media ad accendere i riflettori sul territorio. Così è emerso agli occhi di tutti il dramma e le difficoltà che una vasta comunità regionale stava vivendo.

Ecco allora che il giorno seguente, giovedì 19 gennaio, sulla testa dei cittadini di Teramo e provincia hanno incominciato a roteare le pale degli elicotteri intenti a dare soccorso ai paesi montani, mentre colonne di mezzi per liberare le strade arrivavano dal Piemonte, Lombardia, Trentino ecc.. Sarà stata una coincidenza oppure merito dell’efficienza dei nostri amministratori? L’apoteosi della Protezione Civile Mediatica, mi si passi il termine, l’abbiamo avuta tra giovedì pomeriggio e venerdì quando alcuni sindaci e assessori di piccoli comuni hanno telefonato direttamente alle trasmissioni televisive per chiedere aiuto.

Mentre scrivo questa nota sta volgendo al termine la giornata di lunedì 23 gennaio. Dal 18 gennaio che vi ho descritto sono trascorsi cinque lunghi giorni per le popolazioni della provincia di Teramo. Le precipitazioni nevose sono terminate e non piove più nemmeno sulla costa. Già, ma ad oggi 11mila utenze sono ancora senza energia elettrica e decine di comuni e oltre cento frazioni hanno i collegamenti viari difficili se non impossibili. Le scuole in gran parte della provincia sono ancora ferme e anche a Teramo, capoluogo di oltre 50mila abitanti, l’attività didattica è completamente ferma e lo sarà anche nei prossimi giorni.

Giulianova continua a ricevere dall’interno persone stremate da giorni di freddo per la mancanza di energia elettrica nelle case, da stime ufficiali ad oggi negli alberghi sono ospitate oltre 2mila persone a carico della protezione civile.

Gran parte della comunità teramana è amareggiata perché si è trovata in pericolo a casa propria, nel suo territorio, per un maltempo che seppur previsto con largo anticipo ha trovato le strutture territoriali assolutamente impreparate ad affrontarlo in termini sia organizzativi che di coordinamento. Alla paura generata dalla situazione di pericolo si aggiunge il senso di disorientamento per la mancanza di veri punti di riferimento, in grado di dare tempestivamente aiuto oltre che una informazione chiara e utile.


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