di Adolfo ADINOLFI e Francesco SANTORIELLO

Cava de’ Tirreni – L’estate è alle porte, e l’aria di divertimento e spensieratezza divaga nei discorsi dei giovani che si accingono alla tanto temuta e attesa prova costume. Purtroppo, in vista delle vacanze, c’è anche chi reputa necessario disfarsi di animati bagagli, troppo ingombranti per la partenza prevista; parliamo dei cari amici a quattro zampe. È risaputo che in questo periodo dell’anno molti cani vengono spesso e volentieri abbandonati a se stessi, o dinanzi a canili, per ragioni non comprensibili ancora del tutto.

Comportamento, questo, da considerarsi deplorevole solo moralmente, bensì anche sul piano giuridico: secondo l’art. 727 del codice penale, l’abbandono degli animali è punito con un’ammenda pecuniaria massima di 10.000 € e fino a un anno di reclusione. La legge, purtroppo, pur tutelando i diritti degli animali, non riscontra efficacia deterrente. Sono tanti infatti i casi di abbandono che già, di questi tempi, divampano nel nostro paese. Nonostante ciò ci sono persone che, tra i vari impegni quotidiani, hanno trovato il modo, o almeno tentano, di contrastare il maltrattamento animale.

Abbiamo intervistato la dott.ssa Rita Apicella, storica volontaria del rifugio di Cava de’ Tirreni nonché membro di “La lega nazionale per la difesa del cane” e riportiamo di seguito una breve intervista in merito:

Cara Rita, come nasce il suo amore per gli animali e quando ha deciso di scendere in campo per la causa?

Sono cresciuta in un contesto familiare dedito alla cura ed all’amore per gli animali, che mi ha trasmesso una grande passione, portandomi ad intraprendere la strada per la tutela di questi. Ho cominciato venticinque anni fa, con la mia amica e collega Genoveffa Coppola. Da allora abbiamo sempre coltivato questa nostra “vocazione”.

Potete quindi definirvi delle “avanguardiste” in questo ambito?

Beh, almeno qui a Cava de’ Tirreni, posso dire di si.

Cosa si aspetta da questa sua dedizione e perché tanto impegno?

Più che un’aspettativa la definirei speranza; quella che la gente finalmente comprenda il rispetto per la vita, la vita di chi non può reagire, parlo di bambini, diversamente abili e ovviamente gli animali. Dalle notizie giornalistiche che sono costretta ad ascoltare, devo rifarmi al vecchio detto “la speranza è l’ultima a morire”.

La legge, secondo lei, è sufficiente a tutelare i diritti degli animali oppure un processo di sensibilizzazione potrebbe risultare più adeguato?

Fatta la legge, trovato l’inganno. Infatti, noi della Lega, affrontiamo spesso casi di abbandono di cani, ritrovati poi in condizioni drastiche, che con non poche difficoltà riusciamo a riportare a una condizione di vita accettabile, nella speranza che qualcuno li adotti. Il rifugio ha posti limitati! Perciò sono convinta che un processo di sensibilizzazione sia la strada più adeguata, cominciando dai bambini ed educando i ragazzi al rispetto e all’aiuto di chi è indifeso, abbandonato alla furia di esseri bruti. In quest’ottica nasce la “Fattoria didattica”, che abbiamo inaugurato la settimana scorsa. Questo laboratorio di interazione ha come scopo l’approccio fra i cuccioli d’uomo e quelli di altra specie, ma anche gli adulti sono ben accetti.

A suo parere, le petizioni sono uno strumento tanto efficace quanto accessibile?

Le petizioni, nonché le raccolte firme, sono la nostra voce: Firmare ruba pochi minuti e, con impegno, un giorno potrebbero portare a grandi risultati. Ad esempio Michela Brambilla, fondatore e presidente della ”Lega Italiana Associazione diritti animali e ambiente”, ha cominciato la sua militanza utilizzando questo strumento di divulgazione, discreta arma se impugnata dal giusto team.

Un’esortazione per coloro che sostengono questa causa?

Dobbiamo essere compatti in questo tipo di lotta. Una sola moneta non fa rumore, ma più monete gettate insieme possono mandare in frantumi l’otre. Colgo l’occasione infatti per ringraziare l’ASL veterinaria, con cui abbiamo un’ottima collaborazione, il Dott. Giovanni Conte, responsabile della “Lega nazionale del cane”, in particolare Teresa Salsano ed i volontari del rifugio di Cava de’ Tirreni e Nocera.


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