L’analisi della questione Grecia a 48 ore dal voto

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Il NO ha vinto con il 62.50 %. Tuttavia che abbia vinto il no o il sì poco importa. Alla fine si negozierà, l’Europa leccherà le ferite di una nazione, la Grecia, ormai disarmata ma vogliosa di combattere la propria battaglia fino alla fine. Il greco non vuole darla vinta al barbaro inteso come colui che non parla la lingua greca, il balbuziente, quello che non si riconosce in quella lingue e quindi neppure la parla. Il greco è sempre stato così: coraggioso, temerario, voglioso. I greci hanno combattuto guerre di coraggio, hanno affrontato viaggi temerari e costruita una cultura sulla volontà di non essere dimenticati. Questa è la storia che non può essere negata.

L’Europa della Grecia più farne ciò che vuole ma l’uomo greco difenderà sempre quel principio cardine quale quello della democrazia che teme poco banche e creditori. Non si mangia con la democrazia si dirà, ma da un popolo che l’ha inventata e l’ha insegnata una lezione sul senso civico oltre che di storia la meritiamo tutta. Quello che resta è un primo ministro Tziripras che è pronto per andare a Bruxelles e presentare all’Europa la scelta della sua nazione, e il ministro delle finanze, Varoufakis, invitato ad uscire dalla sala della mediazione dalla porta principale ma pronto ad entrare dalla finestra come sostenitore di quell’idea di democrazia espressa, voluta, urlata a gran voce dal popolo greco. Nel suo Discorso sulla democrazia ad Atene, Pericle nel 461 a.C. scriveva qualcosa di non molto lontano da quello che è stato detto tra le righe: «qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia». Ad Atene la giustizia è uguale per tutti e non si ignorano meriti ed eccellenze e «la libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo». Ad Atene si fa così, queste sono le sue leggi e questi sono i suoi principi. L’affluenza così alta della consultazione di ieri dimostra ciò che secoli e secoli fa Pericle dall’alto della sua grandezza, urlava a gran voce: «un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benché in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla». Il giudizio forte, duro perché democratico, passa e deve passare dalla responsabilità di ogni uomo greco. Chiunque tra sé e sé ha riflettuto su cosa scrivere, quale croce apporre, e dove apporla. Il giudizio della coscienza dell’uomo greco ha insegnato e continua ad insegnare che la libertà è legata alla felicità perché, conclude Pericle «noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore». Ad Atene fanno così e lo abbiamo visto, letto, sentito. La Grecia insegna ancora, dà ancora lezioni ed il resto del mondo, sbigottito, sogna un sistema come quello come persone come quelle, uomini e donne pronte a dire la loro, a non avere paura della portata della scelta perché consapevoli della forza e del valore della propria decisione.

Se l’Europa non è pronta a svolgere il ruolo di discepolo allora è il momento che provi a pensare cosa possa essere senza la Grecia. Cominciamo a cambiare le parole, derivano quasi tutte dal greco, eliminiamo la filosofia e la geometria, Talete era di Mileto e la curva e la retta sono nate lì; proviamo a cambiare l’architettura delle nostre chiese, dei monumenti e delle piazze: il concetto di spazio aperto è nato ad Atene, loro la chiamavano agorà noi piazza. Fisica, chimica, geometria, algebra, matematica, medicina, eliminate il nome di ogni malattia e di ogni cura. Tutto da cambiare, da far finta che non esista più. Provate a prendere un vocabolario tra le mani e cancellate tutte le parole che derivano dal greco: non abbiate paura degli spazi bianchi che vedrete. È tutto normale. La lingua greca è la madre di tutte le lingue. Non potrà esistere la democrazia, il concetto di popolo, l’idea di governo, l’idea di politica. In mano troveremo un pugno di mosche. Nulla perché nulla avremo.

Adesso si riapriranno i negoziati. In meno di ventiquattro ore si avrà una giusta risposta per un popolo che ha ancora voce e non vuole arrendersi a quella logica malata dei numeri che pure hanno inventato loro.


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