Manca una settimana al 45esimo anniversario del matrimonio di Geoff e Kate. E una lettera comunica a Geoff il ritrovamento del cadavere di Katya, un suo vecchio amore. Da qui uno slittamento progressivo.

45 anniL’autore di questo film, “45 Anni” (UK, 2015) è il regista inglese, e anche sceneggiatore, Andrew Haigh, che è passato dalle tematiche gay di due precedenti lavori, a questa riflessione sull’affettività che attraversa il mondo degli anziani.

Una delicatezza di tocco, con uno sguardo attento e profondo, che da amorevole e inclusivo si può trasformare in impietoso e disperato, è da associare a quella sensibilità che porta l’altro a sé. La pellicola è tratta da una novella costruita su uno stile apparentemente distaccato e minimalista di David Costantine, che ha suggerito le coordinate poi sviluppate visualmente e gestualmente dall’autore.

È collocato nel Norfolk, Inghilterra, in un ambiente simil-campestre, nei pressi una cittadina ben messa che offre tutti i comfort. Un’interazione organica ed equilibrata di spazi tipicamente inglese. L’azione si svolge per lo più in una di quelle calde e confortevoli case, composte di spazi intimi, ricchi di cose, di care memorie e di vita, in gran parte costruiti dalle attenzioni della moglie. Case immerse nel verde, con prati, alberi e sconfinati panorami attorno, ma piani, eguali, ripetitivi, per lo più nebbiosi e intrisi di silenzio. Il racconto si svolge con una precisa scansione di tempi: l’alba, la mattinata, fino alla sera, a letto, di ogni singolo giorno della settimana, fino a confluire in quello della festa dei 45 anni, il sabato, su cui si chiude. Questa è l’atmosfera, avvolta di “banalità quotidiana” su cui si affaccia perentoriamente il passato.

45-anniIl regista ha costruito questa rete di contenimento attorno alla vita dei due coniugi: tra i due è Kate che si è fatta carico, attraverso il rapporto con il marito dal carattere non facile di un maggior numero di scelte. La coppia, priva di figli, si basa su una convinta amorevolezza reciproca, che sembra essere inossidabile, profonda, densa. La lettera ricevuta da Geoff lo cataputa in quella intensa temperie sentimentale che sembrava svanita, in cui ricordava di aver vissuto con quella donna nel 1962. Riapparsa ora, e che lui scopre suo malgrado essere miracolosamente ancora viva alla memoria.

45È una specie di stop al presente: come se si scoprisse, con la valenza di un’improvvisa, devastante illuminazione, che è basato su una rete di sentimenti, se non falsa almeno mancante della legittimazione, assoluta e imperativa di una iniziale passione bruciante. E questa mancanza è tale per cui è come se non fosse mai scomparsa del tutto, semplicemente riposta in un angolo buio e coperto della memoria. Ed è Kate che completa metaforicamente l’opera. È lei che la va a riscoprire nello sgabuzzino , tra le vecchie carte e foto lì ammassate, che lì sono sempre restate, come nel nostro cervello. E le appare per la prima volta come in carne e ossa, come una presenza viva e attuale, pur essendo scomparsa da più di 50 anni. Uno shock. Lentamente si fa strada in Kate la misconsapevolezza del suo non appartenere a ciò che sembrava avessero costruito insieme, ma, a quanto sembrava, soprattutto lei. Tutto ciò era rappresentato esteriormente dal rapporto e la celebrazione collettiva che avevano fatto attorno all’altarino della felice unione. Questo è un processo psicologico che si fa strada in lei, lentamente, ma inevitabilmente, che la spinge a guardare se stessa e il suo mondo con occhi diversi. Come un qualcosa di inesorabilmente sconosciuto e altro da sé.

Non è un film “alla” David Leigh: mancano quegli spazi di autoanalisi approfondita, in cui il divenire del personaggio adegua se stesso con tutti i passaggi e le conseguenze possibili. Qui è tutto più sfumato, più accennato, più lasciato all’interpretazione dello spettatore. Gli attori, premiati alla Berlinale ‘15, Charlotte Rampling e Tom Courtenay, sono di commovente efficacia.


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