25 Aprile: una festa ancora attuale

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Festeggiare il 25 aprile, data simbolo che ricorda la liberazione dalla dittatura nazifascista, non è lo stanco ripetersi di un cerimoniale retorico, ma l’occasione per domandarsi se la nostra libertà, data per fatto acquisito con troppa superficialità, possa essere ancora messa in discussione. E’ ormai un ventennio che la festa della Liberazione ha perso il carattere di festa di tutti, ma anzi è spesso stata fonte di polemiche divisive. Da più parti si è cercato di annacquare il significato della celebrazione in base a un revisionismo storico becero e menzognero di cui si sono fatti portavoce politici ma anche intellettuali e scrittori che hanno cercato di sminuire l’ effettiva incidenza della lotta partigiana sulla sconfitta di Mussolini e del suo alleato nazista.

Ricordare la Resistenza è quanto mai attuale perché il fascismo, seppure sia stato sconfitto sul piano storico, non è mai scomparso da certi settori della nostra società. In Italia rigurgiti del pensiero fascista si sono riscontrati, ad esempio, nell’orgoglio con cui sono state rivendicate le torture perpetrate alla scuola Diaz o alla caserma di Bolzaneto a margine del G8 di Genova nel 2001, oppure nel “me ne frego” urlato ai barconi di migranti che affondano nel Mediterraneo e alle carrette del mare che cercano di raggiungere le nostre coste con il loro carico di disperazione e di dolore. E’ certamente fascismo  anche la supponenza con cui corruttori e  tangentisti, indipendentemente dal colore politico, offendono ogni giorno il principio di legalità calpestando le regole costituite ed ottenendo con la prepotenza vantaggi economici e di potere. In Europa si è assistito negli ultimi anni ad una recrudescenza dei movimenti neofascisti anche nei Paesi di maggiore e forte tradizione  democratica. Sfruttando la paura per l’immigrazione e soprattutto per gli atti terroristici che si sono nel frattempo moltiplicati, le idee tipiche dei fascismi hanno ormai attecchito nuovamente in ampie fette della popolazione, e nelle scelte di certi Governi che, per compiacere un malinteso senso di sicurezza, hanno cominciato a innalzare muri laddove, come nel caso dell’Ungheria, fino a pochi decenni fa, una cortina di ferro aveva creato fame e miseria. E certamente non meno pericoloso è il fascismo ammantato dalla fede religiosa che si è radicato in Turchia o in altri Paesi islamici.

Maggiore preoccupazione desta il diffondersi di comportamenti che disprezzano l’altrui pensiero attraverso i nuovi mezzi di comunicazione di massa come i social network o gli applicativi di messaggistica istantanea.  Il livello di rancore e di odio che raggiunge la polemica nei dibattiti virtuali è spia del diffondersi nella società di pericolosi germi di insofferenza verso chi esprime idee o manifesta comportamenti diversi dai propri. Il fascismo 2.0 potrebbe nascere proprio sfruttando gli umori della rete, cercando nel web il facile consenso col fine di incanalarlo addirittura nella vita politica. Il Professor  Zygmunt Bauman, recentemente scomparso, aveva già chiarito come il nuovo fascismo avesse una natura “antropologica, intrinseca ed interiorizzata”: il rischio evidenziato dal sociologo e filosofo polacco è che la comunicazione digitale, riempita dei comportamenti, delle fragilità e degli errori di ciascuno di noi, crea bersagli facili per l’intolleranza di un pubblico vasto portato ad insultare senza neppure percepire il disvalore di quell’azione che occupa pochi secondi dei propri affari quotidiani ma può creare un contagioso effetto maligno.25-aprile-Giorno-della-Liberazione

La libertà dunque, non è mai scontata, ma è un bene che va sempre coltivato e difeso anche quando apparentemente non sembra essere messa in discussione da nessuno. I nuovi fascisti non hanno le divise, nè i manganelli, nè marciano verso Roma, ma più subdolamente invadono la rete e, paradossalmente, in nome della libertà di espressione, in realtà diffondono  i semi per svolte autoritarie molto pericolose perché accompagnate dal consenso generale.

Resistenza dunque è un termine più attuale che mai. Resistenza a chi diffonde paura, a chi sfrutta la miseria per organizzare traffici di uomini, a chi vuole zittire gli altri in base ad una presunta superiorità morale che facilmente si trasforma in dominio mediatico. L’ “invasor” evocato dalla più bella canzone popolare italiana, “Bella ciao”, divenuta canto di libertà in tutto il mondo, nella nostra società non fucila, non tortura, ma diffonde notizie false a portata di click, avvelena con l’offesa il dibattito sociale,  culturale e politico, promuove una realtà virtuale nella quale il dissenso non è tollerato.

Anche ai giorni nostri quindi, ogni mattina “ci svegliamo e troviamo l’invasor” : il nostro dovere di liberi cittadini è quello di rivendicare con orgoglio le radici antifasciste della democrazia, la tutela della manifestazione del pensiero in tutte le sue espressioni, il perseguimento di obiettivi e di ideali solo ed  esclusivamente attraverso metodi che rispettano il dissenso. Il 25 aprile è  una festa di compleanno, e come tutte le feste di compleanno andrà sempre ricordata e onorata, perché in quel 25 aprile di settantadue anni fa, tutti noi siamo nati politicamente e civilmente.


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