di Francesco Paciello

Pochi giorni orsono è stato pubblicato il consueto (XIII°) rapporto annuale Ismea  per la Fondazione Qualivita, l’indagine analitica per eccellenza sullo stato di salute delle nostre Indicazioni Geografiche.Cattura4

Dopo la “sbornia Expo” questo voluminoso report, ricco di dati sulle produzioni, sui consumi locali e sulle esportazioni, sugli impatti economici nelle aree coinvolte, incrociati con le performance delle altre produzioni dell’Unione e mondiali, assume un valore ancora più importante, oltre l’assolutezza dei numeri, divenendo strumento fondamentale  di analisi e base insostituibile di programmazione per lo sviluppo, il miglioramento e la tutela delle nostre Indicazioni Geografiche.

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Chi ha voglia può leggerlo integralmente qui e consultare le infografiche  qui. C’è chi, invece, dovrebbe assolutamente leggerlo, e in maniera attenta e critica, per dare senso al proprio lavoro.

Inutile dire che dal rapporto emerge che lo strapotere dei grandi Consorzi di Tutela del nord è assoluto, ad eccezione delle ottime performance numeriche prodotte dalla Dop “Mozzarella di Bufala Campana“.

Rimanendo sul “locale” (ma c’è ancora un locale chiuso in se stesso in tempi di rapida globalizzazione?) mi pare opportuno ricapitolare lo stato dell’arte.

Dal sito istituzionale della Regione Campania , per quanto attiene alla sola filiera food, sono in totale 15 le Dop (tredici già riconosciute dall’Unione Europea, una in fase di protezione transitoria e una ancora in fase di istruttoria). A queste si sommano 10 Igp (nove riconosciute, più una in fase di istruttoria) e 2 Stg riconosciute. Per ognuna di esse, come di rito, corrispondono altrettanti Consorzi di Tutela a cui partecipano produttori e trasformatori con modalità diverse a seconda delle caratteristiche del prodotto oggetto di tutela.

Quale sia la funzione di un Consorzio di Tutela è informazione nota: esso persegue lo scopo di tutelare la propria Indicazione Geografica attraverso il controllo al rispetto dei disciplinari di produzione; si occupa di tutte le attività utili al supporto della produzione, garantendo ogni possibile azione necessaria alla diffusione e al miglioramento della riconoscibilità del prodotto sui mercati. Attività questa che, alla fine della fiera, si dovrebbe sostanziare in maggiori opportunità economiche per i consorziati, contributori attivi in quota proporzionale alle quantità prodotte a marchio IG.

Andrebbe da se che il maggiore budget economico a disposizione del Consorzio (valore ottenuto o dal numero degli aderenti o dall’entità della quota pro-capite) consentirebbe di cogliere le finalità molto meglio e più velocemente. Non è sempre vero !

Le dolenti note si palesano proprio sui progetti operativi necessari a sviluppare le attività di sostegno al prodotto: in parole povere il Marketing.

Da McCarthy in poi – e passando per Kotler – il mix delle azioni sulle variabili controllabili quali Prodotto, Prezzo, Distribuzione e Comunicazione, resta la base fondamentale per raggiungere gli obiettivi di mercato.  Non credo si possa prescindere da nessuna di esse, tutte concorrono in perfetto equilibrio dinamico e non sempre avere maggiori risorse economiche lo rende stabile.

Nello specifico, se sulle due P (Prodotto e Prezzo) siamo messi abbastanza bene, alle nostre latitudini ci arrabattiamo invece sulle dinamiche di una buona Distribuzione e soprattutto di una efficace Comunicazione di prodotto.

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È interessante analizzare la tabella che riassume gli investimenti in comunicazione della globalità dei Consorzi Italiani, giusto per riflettere – ogni  Consorzio per conto proprio – su come si è agito, se si è agito.

Perché non si può pensare di delegare ad altri, seppure enti istituzionali, ciò che un buon imprenditore “deve” fare per rendere profittevole il proprio business.

Quando non si ha la forza economica per attivare sostanziosi investimenti in Mktg Mix si procede per gradi con progetti modellati alle proprie disponibilità ma equilibrati: si realizzano economie che saranno utili poi, si condividono le buone pratiche e si cercano sponsors interessati a sostenere i progetti, oppure si attivano reti locali di mutuo sostegno.

Qualcuno, lassù al nord, direbbe che in fondo si naviga nell’ovvio scoprendo l’acqua calda.

Pare che le attuali dinamiche di mercato suggeriscano che nell’immediato futuro la buona comunicazione passi attraverso la potenza, la flessibilità e la velocità dei networks digitali.

A questo proposito ci siamo presi la briga di fare un’attenta ricerca scoprendo che, al momento, sette Dop campane non hanno un proprio sito web. Molte di quelle che lo hanno si presentano ancora accennati o curati male, senza uno straccio di versione in inglese e prive di alcuna interazione. Uno dei Consorzi ha scelto di comunicare attraverso una fanpage su Facebook. Il Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala Campana Dop, che opera un corretto marketing mix suffragato da risultati tangibili, è un buon esempio o quanto meno la traccia che tutti gli altri potrebbero seguire.


Si ringrazia Ismea-Qualivita per il materiale grafico


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