Uomo Ragno: l’eroe “umano”!

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Stan Lee, dicembre 2016

Tra i fumetti più conosciuti in Italia e nel mondo, l’Uomo Ragno è sicuramente ai primi posti. Nato nel 1962 da un’idea di Stan Lee, pseudonimo di Stanley Martin Lieber, fu Steve Ditko a realizzarlo graficamente e a crearne le storie. Lee, infatti, faceva degli accenni generici del soggetto e Ditko creava la storia vera e propria, che poi veniva dialogata da Lee. Rimane sempre il dubbio se Lee si sia ispirato al personaggio The Fly (La Mosca) creato nel 1959 dalla Archie Comics, o se, come dice lui, l’idea lo fulminò guardando una mosca che si arrampicava su di un muro. Qualunque sia l’origine, Spider-Man fa il suo esordio nelle edicole degli USA nell’Agosto del 1962 sul n. 15 della rivista Amazing Fantasy e fu subito successo; tale che, nel mese di Marzo dell’anno successivo esordiva il primo numero della serie, The Amazing Spider-Man, serie che oggi ha superato il numero 700.

Il trionfo editoriale dell’Uomo Ragno fu dovuto a un fattore fondamentale, semplice quanto banale. Mentre fino ad allora gli eroi, anzi, i super-eroi, erano praticamente imbattibili e le loro storie erano incentrate essenzialmente sulle battaglie con i criminali di turno, più o meno super anch’essi, con Spider-Man si rovescia tutto. Anzitutto sotto il costume c’è un adolescente del liceo, Peter Parker, tanto studioso e intelligente (in verità un vero e proprio genio) quanto sfortunato nella sua vita privata. Rimasto orfano da bambino, infatti, viene adottato dal fratello del padre, zio Ben, e da sua moglie May, che non hanno figli e lo crescono come se fosse il loro figlio naturale.

Come spesso capita, il successo a scuola non corrisponde alla popolarità con i compagni di classe, che lo emarginano e lo vessano in ogni modo,anche grazie al fatto che è di costituzione gracile. Finché un giorno durante un esperimento sullo studio delle radiazioni (erano gli anni 60 e siamo in pieno clima di guerra fredda e rischio nucleare) un ragno investito da un fascio di energia radioattiva gli cade sulla mano e lo morde morendo. Questo gli cambia la vita dotandolo di vari poteri stupefacenti: forza e agilità proporzionate di un ragno, agilità straordinaria abbinata a un senso di ragno che lo avverte dei pericoli imminenti. Da ingenuo adolescente com’è, crede di poter guadagnare denaro facilmente facendo incontri di lotta libera, ma il proprietario del locale lo truffa sulla cifra pattuita, cosi, quando si verifica una rapina, non alza un dito per fermare il rapinatore che fugge col denaro. Questo evento segnerà per sempre la vita di Peter: il rapinatore, infatti, nel tentativo di fuga si imbatte in zio Ben che cerca di fermarlo, restando ucciso. Peter solo dopo averlo catturato riconosce il volto del rapinatore che non aveva fermato precedentemente per vendicarsi dell’impresario. E questo farà si che non si tirerà mai più indietro, perché “da un grande potere derivano grandi responsabilità” .

È ovvio che il pubblico americano non è abituato a un simile pathos!

Superman, Batman e compagnia sono eroi monolitici, che non hanno il problema dell’interrogazione a scuola o dell’amore non corrisposto. Questa è la chiave del successo, che Lee ha il merito di individuare subito, tanto da coniare lo slogan “super eroi con super problemi”, che diventa la filosofia vincente della Marvel degli anni 60, diventando poi un filone di genere.

Con gli anni, Spider-Man diventa sempre più legato al contesto sociale in corso. È sulla sua testata che si vede per la prima volta cosa provoca la dipendenza dalle droghe (quando ne fa uso il suo amico Harry Osborn), ma viene fatta attenzione anche a particolari superficiali, come i vestiti alla moda corrente. Ciò che poi distinguerà per sempre l’ Uomo Ragno dagli altri super eroi, è la morte, argomento che nei fumetti dell’epoca non era contemplato se non in maniera molto edulcorata, visto che fino ad allora chiunque moriva era certamente resuscitato in seguito.

In Spider-Man le cose funzionano in modo diverso. Zio Ben, morto all’inizio della saga, viene assassinato e non tornerà mai più, se non con flashback o con artifici onirici. Il capitano George Stacy, padre della fidanzata di Peter, Gwen, e unico ad aver intuito il suo segreto, muore per salvare un bambino dal crollo di un muro provocato da Octopus. Ma ciò che provoca la commozione e addirittura l’indignazione dei lettori è la morte di Gwen Stacy, il grande amore di Peter. Rapita da Goblin, infatti, viene da questi lanciata giù dalla sommità del ponte di Brooklin. Peter nel disperato tentativo di salvarla la prende con la ragnatela, ma il contraccolpo dello strattone provocato dall’interruzione della caduta le spezza il collo, con uno “SNAP” inequivocabile! Questo rimorso accompagnerà per sempre Peter, pur nella certezza di aver fatto di tutto per salvarla. Gerry Conway, colui che scrisse la storia, fu addirittura vittima di minacce da parte dei lettori dell’epoca!

Questi decessi, il dolore della perdita, il dover cercare lavoro per mantenersi, il fatto di anteporre il suo dovere da super eroe alla serenità della sua vita privata, la zia anziana May sempre a rischio per la sua salute cagionevole, fanno sì che ci sia un processo identificativo molto forte tra il lettore e il personaggio; sempre in bilico tra vittoria e sconfitta (“anche quando vinco… perdo”) Spider-Man rivoluziona completamente il concetto del super eroe vincente e onnipotente (alla Superman, per citarne giusto uno), a cui poi le altre case editrici (soprattutto la diretta concorrente, ossia la DC, che edita Superman e Batman per intenderci) dovranno giocoforza adattarsi, prima “problematizzando” i loro eroi storici, e poi iniziando a cospargere le storie di morti e decessi più o meno strutturalmente necessari all’evoluzione delle storie.

Col successo di lettori, proliferano anche le serie a lui dedicate, tanto che nel 1976 nasce la collana The spectacular Spider-Man, mentre nel 1985 vede la luce Web of Spider-Man, senza contare una miriade di numeri speciali, di miniserie e due serie riguardanti versioni “alternative” come Ultimate Spider-Man (pubblicata nel 2000) che ha riscosso parecchio successo riproponendo una versione riveduta e modernizzata del personaggio, e Spider-Man 2099 (edita nel 1992) che si svolge in un futuro apocalittico alternativo a quello della Terra-616 dove si svolgono le azioni dei personaggi Marvel (Terra-616 coincide con la nostra realtà. Essendoci infinite altre realtà alternative, esistono conseguentemente infiniti altri pianeti simili alla Terra, ognuno contraddistinto da un numero e da un’evoluzione degli eventi diversa dal nostro pianeta).

Sulle testate di Spider-Man si alternano nel corso degli anni ottimi sceneggiatori e disegnatori alcuni dei quali diventeranno artisti osannati dai lettori, e non solo. Dopo Ditko, infatti, troviamo John Romita Sr., Gil Kane, Ross Andru, John Romita Jr., Sal Buscema, Todd McFarlane, Mark Bagley, Mike Wieringo, Salvador Larroca, e anche due italiani come Giuseppe Camuncoli e Stefano Caselli

Tra gli sceneggiatori vanno ricordati, Gerry Conway (l’omicida…), Roy Thomas, Tom DeFalco, Peter David, Dan Jurgens, John Byrne, Paul Jenkins, il lunghissimo periodo di J. Michael Straczynski, Joe Quesada, Mark Waid, Dan Slott

Nel tempo Peter diventa più adulto e più saggio, pur mantenendo sempre il suo carattere complesso e portato ad anteporre gli interessi della giustizia ai suoi.

Ultimamente neanche lui viene risparmiato dalla morte: nel n. 700 di Amazing Spider-Man viene addirittura ucciso da Octopus che si impossessa del corpo agendo in sua vece; ma poiché, per ogni nemico che si rispetti, le ciambelle non riescono mai tutte col buco, un frammento della personalità di Peter è sopravissuto, consentendogli col tempo di rientrare in possesso del proprio corpo e tornare a essere l’amichevole Uomo Ragno di quartiere che tutti amiamo.

Fonti e foto:

http://www.fumettimarvel.it


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